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Mercoledì, 02 Aprile 2008 17:03

Un de profundis contemporaneo

Scritto da

foto autoreL'autrice.
Fiona Maazel è nata nel 1975. Nel 2005 ha vinto il Lannan Foundation fiction fellow. Vive a Brooklyn NY. Questo, è il suo romanzo di esordio.

Il Libro.
Come per il titolo di Oscar Wilde per la sua memoria di disonore e imprigionamento, così nella estensione contemporanea per una disperazione equivalente, "Last last chance"(ultima ultima probabilità) avrebbe potuto pure essere intitolato allo stesso modo.
Salto al primo capitolo. Il romanzo di debutto di Fiona Maazel tenta una visione apocalittica e raddoppiata dei nostri periodi (americani). La relativa funzione esterna è simbolizzata da un virus tipo Ebola- la peste- sparsa dai terroristi che la rubano da un laboratorio di governo.

La relativa funzione interna è un'altra peste: la resa dalle sfide della vita di altre da sostenere, nel precipizio delle droghe, personificata dal narratore-protagonista, soffocatemente introspettivo, senza cedere mai all'ovvio la cui biografia è la cocaina. Ma anche la biografia di Lucy Clark (la protagonista) che e' il motore che guida il dramma e che aziona molto il romanzo. Fino alla fine, come quando un'ascensione molla la sua guida improvvisamente, così Lucy rompe il suo motore a ridosso di un precipizio:in una clinica di riabilitazione dalla droga nel Texas - ma mai realmente emerge dal sonno della sua situazione difficile e costosa.


Lucy vive con la sua madre, Isifrid, che ha fatto fortuna nell'industria di moda ed è una persona dedita coni cuore alle sue attività.
Il padre di Lucy, era un ricercatore al centro per controllo di malattia a Atlanta, colpito e ucciso dalla peste in una fiala che gli si è rotta tra le dita.
La famiglia include la sorella mezza fragile di 12 anni, Hannah, una fondamentalista e custode cristiana auto-convertita ed Agneth, la sua nonna, una norvegese che possiede la cosa simile nella famiglia: il senso pratico. Era la sua idea traferire Lucy in campagna, presumibilmente per vedere se il lavoro duro e sporco avrebbe curato la sua astinenza; e poi al centro di recupero di Bluebonnet in uno degli angoli più più brulli del Texas. a New York, come al podere di Bluebonnet, le azioni e il carattere di ms Maazel e le emozioni sono lasciate ad una luce particolare, come se siano esemplari esaminati sotto un microscopio. Tutto è debolmente irragionevole ed anche surreale.
Anche il contagio dà trama ma non tregua al libro. L'intero paese è terrorizato, le misure di sicurezza si moltiplicano, i cilindri di ossigeno (per proteggere dall' aria contaminata) che la gente ha attaccato per le loro maschere di protezione, vanno a ruba . E tuttavia la malattia cala la sua potenza facendo pure tremila morti prima che una nuova insurrezione minacci il governo.

Come i caratteri e la loro America, la peste in se è disfunzionale. Chiaramente, una delle intenzioni della scrittrice è una parodia sulla reazione al 9/11, simile per i relativi 3000 morti. Prima analogia.
Descrive il sistema di sicurezza della patria come una nevrosi nazionale di disumanizzazione fuori dalla realtà degli accadimenti, come appunto fu il 9/11. Seconda analogia.
Crede che lo stato di fondo per una tale reazione sia una fibra morale e mentale indebolita da auto-indulgenza della società ricca ed il relativo isolamento dalle richieste degli esseri umani. Le droghe sono il simbolo. Un'idea non fa un romanzo, comunque. L'ingestione di polvere bianca, qualunque sia il dolore, il pathos e perfino lo spirito, non è di per se un'azione che coinvolga il lettore. Che cosa è necessario affinchè il tossicomane e la società devastata importi a noi al punto che si riesca a finire un libro che può sembrare claustrofobico?. Lucy ha un tocco di pathos e di spirito, e ci sono una mezza dozzina descrizioni dalle figure dai cui caratteri del libro sono la reincarnazione del disastro delle torri del WTC: per questo il libro non è soltanto lo scopo evasivo ma i passaggi sono vicino all' illeggibile perchè ancora oggi l'esercizio più comune è quello di rimuovere quanto accaduto, come in un incubo, del quale si fa molto volentieri a meno e rimetterlo nell'angolo più buoi dei nostri ricordi.

per Bookavenue, Michele Genchi



copertinaFiona Maazel
Last last chance
Farrar, Straus and Giroux

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