Il talento letterario di Gore Vidal è stato pari alla sua intransigenza e rigore intellettuale. Non ha mai avuto timore di puntare il dito verso le amministrazioni che si sono succedute alla Casa Bianca. Provò anch’egli con la carriera politica e, in effetti, fu aiutato allo scopo dalla sua famiglia che sostenne le spese per la sua candidatura per un paio di volte (una per ogni camera) perdendo, però, la sfida in entrambe.
Negli ultimi vent’anni negli stati Uniti la politica si è molto radicalizzata da un lato e dall’altra delle due rappresentanze politiche facendole diventare due barricate(dice niente?): Vidal è stato un partigiano dei democratici.>>
Gore Vidal. Un intellettuale scomodo da vivo, discusso da morto




con questo articolo, Silvia Belcastro inizia la sua collaborazione con BookAvenue. Da tutti noi benvenuta a bordo!
Passeggiare per Venezia leggendo “Le città invisibili” insieme ad altri amanti della letteratura. Quello che è stato il sogno di tanti, visti i ripetuti rimandi alla città lagunare nel testo, si concretizzerà domenica grazie alla “Lettura collettiva itinerante ‘Le città invisibili’: Calvino e la twitteratura”. Per l’evento – ideato dalla giornalista Maristella Tagliaferro e organizzato con Cristina Maselli e gli altri “#architetti del Triveneto” – arriveranno a Dorsoduro lettrici e lettori da tutta Italia. Molti altri parteciperanno online twittando l’hashtag #invisibili/VE e ascoltando Radio Ca’ Foscari.
Un ricordo del grande Álvaro Mutis, classe 1923; un poeta prestato alla narrativa. 
Mentre ascoltavo Joe Simon e Cheryl Lynn (Got to be real) mi si accesa la lampadina sul tema di giro rinunciando, per il momento, alla “terza parte” della serie iniziata con Sam Cooke e Otis Redding, prossimamente su queste pagine e resistendo alle forzature dell’uomo di casa a scrivere dell’ultimo fantastico libro di Murakami sui suoi dischi e i suoi interpreti più cari e la cui idea, manco farlo apposta, somiglia moltissimo a questa rubrica. Più avanti, prometto, dirò di quanto ho amato il suo libro e di come, ce lo siamo quasi strappato di mano per chi dovesse leggerlo prima.
E’ stato in quel preciso momento che qualcosa dentro di me si è rotto. Aveva detto, l’avevo sentito bene:”Uno (io) più deficiente dell’altra (la mia mamma vera)”? Ecco, mi possono anche insultare di brutto, ma quando toccano la mia mamma io non ci vedo più e non ce n’è più per nessuno. Mi sono voltato di scatto, ho guardato maestra Adele negli occhi e mi è venuto di dirle, così senza pensarci su: “Tu non ci sei più. Non esisti più. SEI SPARITA.Tu, tutte le maestre e tutte le professoresse del mondo” e le ho fatto una magia che l’ha fatta sparire davvero. E improvvisamente mi sono sentito molto, ma molto sollevato.
a Polonia dei secolo XIX il nome Maria era strettamente legato, almeno quanto la religione cattolica, alla causa nazionale. Gli uomini dell’antica cavalleria polacca, che a giudicare dal piumaggio che ne ornava le uniformi, parevano doversi librare in volo da un momento all’altro, portavano sulla corazza un medaglione con l’effigie della Vergine. Si diceva inoltre che Maria in persona, la Vergine Nera di Czestochowa, fosse intervenuta in soccorso della Polonia nel 1655, respingendo gli invasori svedesi: apparve sulla cima dei bastioni, incarnazione dell’icona dal volto nero a cui veniva tributata tanta venerazione, «avvolta in un manto rilucente ( … ) caricando il cannone e respingendo i proiettili nella direzione da cui provenivano». Così, sebbene Wladystaw Sidodowski non fosse credente, fu del tutto naturale per lui e per la moglie Bronistawa, donna dalla quieta religiosità, scegliere il nome Maria Salomea per la loro quinta e ultima figlia. Per gli Sklodowski, entrambi zelanti patrioti, Maria non era semplicemente la Santa Vergine ma, come osservava lo stesso Wladystaw, ella era «la patrona ( … ) della nostra terra»…