L’Opera senza naftalina e pelliccia. Che sorpresa!

L’Opera, senza naftalina e pelliccia, che bella sorpresa!

Nelle mie vene i globuli bianchi e quelli rossi scorrono con in sottofondo le note del famosissimo valzer “Sul bel Danubio blu” di Strauss: grazie alla mia mamma, che era di Vienna, sono cresciuta ascoltando operette e respirando, nonostante la mia famiglia vivesse in Italia, tutta la cultura mitteleuropea.

Da piccolina grazie alla sua passione ho assistito a diverse opere in molti teatri (molte me le sono dormite, non ve lo nascondo!) e da lei ho assorbito per osmosi anche la passione per i libri e la lettura, la nostra grande libreria ospitava libri di diverse lingue. Quelli di poesie, poi, piccoli, decorati, scritti con un carattere particolarissimo ed in una lingua che non capivo erano davvero affascinanti ai miei occhi di bambina. La ricordo sempre con un libro in mano appena aveva un pò di tempo libero.
Ho cresciuto mia figlia, oggi quattordicenne, nel medesimo modo.
Fiera di averle infuso il piacere della lettura, ho fatto molta più fatica a trasmetterle il bello dell’opera e ancor più per l’operetta, (quest’ultima in Italia praticamente sconosciuta): ricordo con piacere i teatri di Vienna e dintorni quando andavamo a vedere operette come “Il pipistrello” di Johan Strauss jr, e la sera una volta a letto i sogni erano foderati degli abiti, delle scenografie e della bellezza di quelle musiche (e se provate a cercare su you tube il valzer o l’overture, sarete sulla mia scia di emozioni!).
Non volendo limitarmi ad ascoltare con la mia piccola il concerto di capodanno in diretta da Vienna, mi sono messa in rete a cercare idee. Devo fare una premessa: non sono una mamma amate di quelle mega feste di compleanno fine a se stesse, ogni anno infatti ho voluto festeggiare i compleanni di mia figlia organizzando invece una esperienza particolare ogni volta diversa, con la festeggiata ignara sia della destinazione sia “del cosa si fà una volta arrivati”. Scriverò ancora di queste “compleanniche scorribande”, ma ora vi voglio raccontare di una delle sorprese nel corso del dodicesimo anno di età.
Abitando in provincia di Rimini, Ravenna è ad un tiro di schioppo. E Ravenna, oltre ad avere ben 8 monumenti inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco, ospita anche il teatro Alighieri, che accoglie la Riccardo Muti Italian Opera Academy, dove il maestro Muti mette a disposizione la sua esperienza ai giovani talenti. In pratica, ogni anno c’è un bando internazionale per giovani direttori d’orchestra e maestri collaboratori di pianoforte, i candidati che passano la selezione possono accedere alle prove finali di ammissione per le rispettive categorie sotto la direzione di Muti.
Ma il bello dov’è? Vi starete chiedendo. Io la definirei più che bella, una idea davvero geniale: ogni anno, chi passa la selezione partecipa attivamente alle prove e alla messa in scena dell’opera scelta per quella stagione dal maestro Muti. Ma la cosa ganza, passatemi il termine, è questa: il teatro è aperto per alcune giornate al pubblico. Si può quindi assistere alle giornate di prova, alle spiegazioni (davvero bellissime e sorprendentemente divertenti!) del maestro che con la sua esperienza, maestria e sense of humor ti cattura dal primo istante. E se ci è riuscito con una dodicenne, fidatevi!

Nel 2020, anno in cui ho organizzato questa sorpresa, il bando era incentrato sui Pagliacci e La Cavalleria Rusticana.
Io ho scelto di assistere con mia figlia alla giornata di preparazione dell’opera da parte del Maestro Muti delle prove in ensemble, dove l’orchestra Cherubini (voluta da Muti e formata tutta da giovanissimi maestri) prova diretta a turno dai 4 giovani direttori d’orchestra ed ai cantanti.
Da brivido.
Da provare questa esperienza anche se non si è appassionati d’opera o se si è convinti che Figaro sia un franchising di una marca di schiuma da barba. Ed a fine giornata, oltre ad osservare un sorriso magnifico sul viso di mia figlia a comprova che la sorpresa è stata apprezzata ed alla immancabile foto fatta con un disponibilissimo Muti, ho disimparato molte cose: non è vero che l’arte sta solo nei musei o nelle chiese. Non è vero che solo anziane signore con la pelliccia al profumo di naftalina vanno a teatro. Non è vero che l’opera è per colti estimatori o persone con la puzza sotto al naso. Non è vero che se ti spiegano come e perchè è stata scritta un’opera di un paio di secoli fa dormi dopo neanche 5 minuti. Non è vero che i giovani stanno attaccati tutto il giorno ai cellulari e non hanno uno scopo da perseguire ne una passione che infiamma l’animo.

Ho imparato invece che è vero quando si dice che l’arte nutre l’anima, è proprio vero che giovane fa rima con passione anche se non sembra, e a vedere come ci davano dentro con i loro strumenti quei giovani musicisti dell’orchestra, si apriva il cuore.
Ho imparato che un maestro famoso dall’espressione altezzosa è invece gentile, divertente, curioso e alla mano se lo affianchi e chiedi di fare una foto a ricordo della bellissima giornata trascorsa.
Ho imparato che il connubio arte/giovani lascia un segno meraviglioso se sei disposto a spendere un pò del tuo tempo in un mondo come quello della lirica che credi di elite e per pochi amanti ed estimatori.
Ho imparato che la Cultura, quella con la C maiuscola riesce a farti vedere cosa significa un Cuore con la C maiuscola.
Ho imparato che tanti individui che danno vita su un palco alla musica scritta secoli (secoli!) fa ognuno con un compito diverso (chi dirige, chi interpreta, chi da corpo ai suoni con strumenti tanto diversi) mantengono la loro individualità finchè non decidono tutti insieme di rinunciare a quella individualità e regalare il proprio talento per creare tutti insieme qualcosa di bellissimo che nutre l’anima e la rende splendente.
E nessuno ne esce sminuito.
Ho imparato che un’orchestra è una calzante metafora della vita, se solo non ci sentissimo tutti primo
violino.
Ho imparato che ogni direttore che sale sul palco declina la stessa musica in infiniti modi diversissimi, eppure la musica è la stessa, è quindi inutile fare paragoni.
Ho imparato, infine, che se investi i tuoi soldi in un vestito, in una casa o in una macchina lo vedono tutti: se invece investi i tuoi soldi in cultura, forse non avendo l’accessorio alla moda passi per sfigato agli occhi degli altri. MA c’è una GRANDE differenza che gli altri non vedono: tornando ai compleanni con sorpresa alternativa, ho insegnato a mia figlia che è importante investire in te stesso e nutrirti anche di cultura, ed essere ben consapevole che se lo fai hai dentro di te il valore equivalente o anche maggiore di una sfarzosa villa con piscina, come mi disse tempo fa un maestro di vita.

E puoi appoggiarti su secoli di bellezza e trarne forza e ispirazione per la tua vita.
E l’anima, come l’arte, è un accessorio che non passa mai di moda.

Marina Andruccioli

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