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Lunedì, 16 Agosto 2010 08:00

Triste, digitale y final. Libri al capolinea?

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L'eBook ucciderà il libro tradizionale? – "I libri non sono morti. Solo diventano digitali" così nel novembre del 2007 Newsweek annunciava la nuova era dell’industria editoriale: un sorridente Jeff Bezos, padre di Amazon, nascosto dal primo lettore di eBook, il Kindle. Il giornalista Stephen Levy testando uno dei primi modelli fece capire "that will change the way readers read, writers write and publishers publish."

Sono passati tre anni da quel lancio entusiasmante, l’eBook in USA ha conquistato circa il 5% del mercato. Ora la partita si gioca anche in Europa e quindi in Italia dove, nell’incertezza e nell’attesa di capire le regole del mercato (se ci sono!), gli editori nostrani instaurano piccole e grandi alleanze preparandosi all'invasione delle scatolette... Non sappiamo ancora quanto tempo impiegherà l’eBook a scalzare il libro analogico, ma conosciamo fin da ora le previsioni di vendita: entro la fine del 2010 circoleranno qualcosa come 10 milioni di lettori digitali (sommando iPad, Kindle, Nook e altri meno famosi). Allora è lecito chiedersi, che fine faranno i libri?

Preoccupazioni e contraddizioni – La domanda è sulla bocca di giornalisti, blogger, editori e librai. Una risposta si trova nel libro di Francesco Cataluccio Che fine faranno i libri? (Nottetempo, 6 euro la versione cartacea, 3 euro quella in formato ePub). L’ex direttore di Bruno Mondadori e Bollati Boringhieri ha lavorato per 20 anni nell’editoria libraria e meglio di altri può esprimere un giudizio articolato su questo mondo che, pur resistendo alla crisi economica, mostra forti contraddizioni.

Quella più evidente è questa: da un lato la sovrapproduzione industriale (oltre 60.000 titoli stampati in un anno in Italia, 6 libri su 10 non vendono nemmeno una copia) e dall’altro i tassi di lettura fra i più bassi in Europa (appena 3,2 milioni di persone leggono un libro al mese: scarica il Rapporto AIE 2009 sullo stato dell'editoria). Dobbiamo prepararci all’apocalittica scomparsa dell’invenzione di Johann Gutenberg?

FRANCESCO MATTEO CATALUCCIO

(1955, Firenze) Laurea in Filosofia morale all'Università di Firenze; dottorato presso l'Istituto di Studi Letterari dell'Accademia delle Scienze di Varsavia.

1989-1995: Feltrinelli, dal 1992 dirige le collane tascabili UE e I Classici.

1995-2005: Bruno Mondadori, direttore editoriale

2005-2009: Bollati Boringhieri, direttore editoriale e generale

Scheda: Nottetempo edizioni

Blog: Il Fatto Quotidiano

Intervista: Fahrenheit Rai Radio3

Donwload eBook: BookRepublic Store

cc 2010 contenuto aggregato da Àlen Loreti per BookAvenue. Citare la fonte.

La scatoletta “nemica” ­– No. Sarebbe uno sbaglio considerare l’eBook un nemico, ci spiega Cataluccio. Senza giri di parole, evitando fatalismi, l’autore fiorentino coniuga tutta la sua riflessione al futuro. Non c'è spazio per il condizionale né per le riflessioni sibilline. Il futuro dei libri è già scritto: sarà in forma di bit, una strada è stata aperta e bisogna scoprire dove condurrà. Per capire il destino dell'editoria analogica è interessante immaginare come e quanto cambieranno gli scenari produttivi, distributivi e commerciali.

La rivoluzione elettronica digitale inciderà direttamente su tre fattori: l'azzeramento del supporto cartaceo, la riproducibilità tecnica dell'opera (senza scomodare Benjamin) e il nuovo ruolo del lettore-consumatore (nel 2008 ben 2,8 milioni di ordini e-commerce con scontrini medi di 50 euro di cui tre quarti spesi in libri cartacei). Cataluccio invita tutti a tenersi pronti: mercato, professioni, regole e spazi saranno da ripensare, subiranno cioè un ridimensionamento.

Quanto mi costi? – L’affermazione e la penetrazione commerciale degli eBook è scontata. La prova immediata viene fornita dalla stampa periodica: sempre più quotidiani e magazine sono disponibili sulle nuove piattaforme. Questo bisogno di informazioni potrà essere replicato nel bisogno di emozioni, cioè leggendo un romanzo? La porta che si apre lascia intravedere un sogno, un sogno il cui accesso sarà regolato dai costi.

Cataluccio ci fornisce dati interessanti. Attualmente passare da un libro tradizionale a quello in forma elettronica costa 1 euro da pagina cartacea e 2,5 euro da pellicola. Ma come dichiara immediatamente "il principale ostacolo alla diffusione in Italia degli eBook è che oggi sui libri cartacei si paga l'IVA al 4% e su quelli elettronici al 20%. Ma mantenere quest'iniqua disparità, invece di rendere diffi­cile la vita agli eBook, non fa che favorire la pirateria."

Se si parla di costi inevitabile la riflessione sulle figure professionali  –già ben descritte dal direttore della Garzanti Oliviero Ponte di Pino nel suo I mestieri del libro, TEA, 2008)– che dovranno per forza mutare.  Scompariranno magazzinieri, tipografi, ma compariranno sistemisti, newsmaker, redattori che masticheranno metalinguaggi. Variabile "indipendente" resterà il lettore che con le sue preferenze, le sue attenzioni, condividerà gusti e richieste alla velocità della luce sfruttando l'orizzontalità del web:

Fare libri costerà poco e anche nell'editoria sarà possibile venire incontro a una delle ten­denze del nostro mondo ipermoderno: i consu­matori diventeranno parte attiva della produ­zione. Non è infatti più possibile pensare di te­nere fuori dal mondo dei libri e dei giornali gli acquirenti-fruitori, che vogliono essere sempre più coinvolti, perché la tecnologia li ha abituati a essere protagonisti, a creare contenuti. Nell'editoria odierna, nessuno è più difeso come prima e tutti debbono reinventarsi, soprat­tutto dal punto di vista commerciale. Come so­stiene Francesco Caio, uno dei padri della Omnitel, internet ha spezzato il vincolo di integrazione verticale su cui si sono sempre basati i modelli di business tradizionali dei media, mentre ancora cinquantanni fa chi produceva aveva il controllo quasi totale della distribuzione con modelli inte­grati.

L’idea del libro – La digitalizzazione delle biblioteche pubbliche da parte di Google, le scelte di Amazon sulla distribuzione dei profitti, gli aspetti giuridici ed economici del copyright, la conservazione e riesumazione dei cataloghi editoriali, la gestione delle librerie e delle stesse biblioteche: Cataluccio ci fa capire che l’eBook offrendo un diverso accesso alla conoscenza determina in modo graduale ma definitivo un punto di svolta. Cosa resterà del vecchio libro, allora? L’autore è chiaro:

Di fronte a una rivoluzione radicale, che renderà i libri immateriali e per certi aspetti incerti, non più chiusi e definitivi, sarà bene badare a salvare l’idea del libro. Ed è perciò utile riflettere sulla proposta di una sorta di “etologia della libro e della lettura” e riprendere le considerazioni che il sociologo e filosofo Ivan Illich fece a partire da un libro capitale come il Didascalion (1128) del teologo e mistico Ugo di San Vittore, seguace di Sant’Agostino. In the Vinegard of the Text (1991; trad. it. Nella vigna del testo, Cortina, Milano 1994) mette a fuoco il momento nel quale, dopo secoli di lettura cristiana, improvvisamente la pagina scritta si trasformò, da partitura per pii borbottanti, in testo organizzato otticamente ad uso di pensatori logici. Prima si leggeva in pubblico e a voce alta; poi, leggere consistette nel formare, in un ambiente isolato e silenzioso, la mente sulla base di regole e precetti tratti da libri. Trecento anni prima che entrassero in uso i caratteri mobili, la pagina scritta si trasformò da spartito in testo, permettendo di immaginarlo come qualcosa di distaccato dalla realtà materiale della pagina. Nacque così il “modo libresco” di considerare gli scritti che per otto secoli è stato il fondamento e il titolo di legittimazione delle istituzioni scolastiche occidentali. Vent’anni fa Illich poteva già affermare che si era giunti alla conclusione dell’era del libro: “Oggi il libro non è più la metafora fondamentale dell’epoca; il suo posto è stato preso dallo schermo. Il testo alfabetico non è che uno dei tanti modi di codificare qualcosa che viene ora chiamato messaggio (…) Assistiamo alla dissoluzione della tecnica alfabetica nel miasma della comunicazione”.

Per salvare e salvaguardare l'Idea del Libro c'è una sola cosa da fare: Qualità. Puntare sulla qualità significa offrire ottime traduzioni, impaginazioni pulite, lingue corrette, grammatiche rigorose e una solida autorevolezza.

E tra 2000 anni? – Quale oggetto soppianterà l’eBook in futuro? Chi può saperlo. Cataluccio ci parla dello Skiff "un foglio d’acciaio avvolto in un guscio di vetro flessibile, grandezza A4 e pesante meno di 500 grammi" (appena acquisito dal tycoon autraliano Murdoch). Sembra fantascienza ma esiste già, e forse stiamo copiando il passato; non è curioso notare come questi e-reader assomiglino per forma (e sostanza!) alle tavolette cerate usate in epoca romana? La coppia di Pompei che per vezzo si fece ritrarre con gli instrumenta stilografica, a quanto pare di moda in età neroniana, ci racconta dopo 20 secoli una tecnologia semplice...

Il dittico che la moglie del fornaio regge con la mano insieme allo stilo in punta di labbra è chiaramente un iPad… mentre la pergamena che suo marito, Terentius Neo, stringe a sé davanti al viso è senza ombra di dubbio il dopo-iPad: un rotolino sottile, indistruttibile, sul quale leggeremo libri, vedremo film, scriveremo articoli. Una tecnologia tascabile che piegheremo come un fazzoletto da naso, biodegradibile e che si ricaricherà al sole, come un panno. C'è una forte emozione nei loro visi. Più li guardo, più mi convinco che l’oggetto libro sarà un "ritorno al futuro".

"Habent sua fata libelli" (fonte) – All’inizio degli anni Novanta Luciano Mauri, storico patron di Messaggerie, scomparso nel 2005 e padre di Stefano Mauri attuale Ad del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, nel presentare un librino di Harbert R. Lottman (Dieci domande sui libri, Sellerio) nato da un seminario tenuto alla scuola per librai di Venezia, non ebbe timore a manifestare questo ottimismo, quasi una sfida:

Se modi diversi di diffusione del libro sono ai loro confini alternativi, assieme tuttavia otten­gono nuove, inaspettate conquiste.[...] E se poi la minaccia venisse dai mezzi che diffon­dono la «realtà» virtuale, che c'è di più virtuale della parola scritta?

Àlen Loreti per BookAvenue

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