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Mercoledì, 12 Dicembre 2018 09:03

Il cuore inglese sulla graticola della Brexit

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Per quanto mi sia fatto tre risate (di cui una grassa), cosa per me rara,  non me la sento certo di dire che il libro si possa definire allegro. Non lo è, anzi molte pagine sono impregnate di amarezza, l’amarezza della sconfitta. Non solo l’insuccesso al referendum, ma la sconfitta di un modo di pensare e di un’idea di società. Ma nonostante questo Middle England di Jonathan Coe è decisamente di gradevole lettura e merita di essere  letto.

 

Si tratta ovviamente del punto di vista dello scrittore, che racconta la deriva del proprio paese  dopo l’apice che la società inglese aveva raggiunto durante gli anni settanta. Con la nostalgia per quegli anni, che forse risulta incomprensibile alle nuove generazioni, per trasformarsi quindi semplicemente in quella categoria che è il ricordo del bel tempo andato e degli anni giovanili. Ma Coe ha il coraggio di chiedersi come i giovani possano vedere quegli anni, che non hanno vissuto, con occhi più obbiettivi.

L’autore divide il libro in tre parti ben distinte che sono ben riassunte dai vari titoli.

La prima parte presenta un ambiente che potremmo definire idilliaco, una società che gode di buona salute, espresso dal benessere dei personaggi. Pian piano questo contesto comincia ad incrinarsi e emergono situazioni problematiche, preludio alla seconda parte che gioca un ruolo di contraltare e di antitesi rispetto alla prima.
Nella seconda parte Coe esplora l’Inghilterra profonda, che ricorda un po’ l’America profonda; una comunità che freme di paura, orfana delle proprie certezze dovute alle dismissioni industriali e ad un diverso modello strutturale. Descrive un paesaggio carico di rancore alla ricerca di un capro espiatorio per un mondo che non c’è più.
Ai mei occhi appare qui evidente il conflitto tra città e campagna che ha caratterizzato la storia della civiltà europea fin dal tardo medioevo con il confronto tra città e contado.
Nella terza parte ci sia avvicina ai giorni nostri con dei rimandi agli anni della gioventù di alcuni protagonisti. Potremmo dire che è un capitolo di sintesi, in cui si sintetizza il tempo andato con il presente, ma anche l’amarezza della sconfitta con la volontà di partire con un progetto nuovo.
E io vedo, e spero anche Coe,  il seme della speranza nella tavolata finale, con una nuova idea di società e di Europa, forse più simile agli ideali originari di chi l’ha immaginata durante la seconda guerra mondiale.

Un libro attuale, molto gradevole, che ci fa immergere nell’Inghilterra della Brexit e ci fa comprendere come i contesti non di rado si assomiglino nei vari paesi europei.
Un libro che vale la pena leggere in questi giorni.

 

per BookAvenue, Davide Zotto

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