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Miranda, classe 1907, nasce contessina Vallardi Malaspina. Benché appartenga all'alta società è però, fortunatamente, figlia di genitori intelligenti e illuminati tanto che il migliore amico del padre è il ciabattino Achille Fassi, la cui famiglia nel romanzo resterà indissolubilmente legata fino alla fine al destino dei Vallardi Malsapina. Miranda cresce con tutti gli stimoli intellettuali e culturali che i genitori sono in grado di offrirle e questo la rende molto presto uno spirito libero nel pensiero. Un po' meno nell'azione vista l'epoca, il sesso e il censo a cui appartiene.

ndr.questo articolo di Antonio Capitano è stato pubblicato il 15/5/2019

La casa editrice "Il Saggiatore” prosegue il progetto di rivitalizzazione del corpus delle opere di Piero Camporesi ripubblicando "Le belle contrade" con un sottotitolo “la nascita del paesaggio italiano” utile a comprendere la genesi del dialogo tra uomo e natura, vita materiale e costruzioni culturali.”Nel Cinquecento non esisteva il paesaggio, nel senso moderno del termine, ma il “paese”, qualcosa di simile a quello che per noi è oggi il territorio" un'Italia “minore” di cose e di genti. Un libro prezioso, denso di attuali spunti

Lunedì, 01 Luglio 2019 07:09

Il ritorno

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Che meraviglia questo racconto così intenso, così tormentoso e dolce allo stesso tempo nella splendida traduzione di Anna Nadotti.
È la descrizione di un ritorno in patria - nella Libia del dopo Gheddafi - dopo un esilio durato più di trent’anni. Un resoconto di grande sensibilità che è quasi un giallo. Una riflessione sulla storia - sulle gravi responsabilità dell’Occidente fin dalle imprese coloniali - e sull’essere figli che disorienta e sorprende spiegandoci perché è necessario confrontarsi con il proprio passato e andare alla ricerca di un padre scomparso che sente vivo nel passato, nel presente e nel futuro. Un padre scomodo che ha sempre amato in modo viscerale il proprio paese, la Libia.

 

Vi piacciono la favole? Quelle senza principesse, intendo. Vi propongo una favola calcistica.

Ma forse il romanzo di Carr, Come i Wanderers vinsero la coppa d’Inghilterra, è più simile ad un racconto epico o di avventura.

Non un giallo di sicuro, sappiamo già dal titolo come va a finire; sarebbe come dire che l’assassino è il maggiordomo.

Il libro fu scritto alla metà degli anni settanta e, se all’epoca poteva apparire già bizzarro, al giorno d’oggi risulta assolutamente incredibile e impensabile nell’attuale “sistema calcio”; per questo motivo si rivela ancora più stravagante; uno stravagante bello, ironico, divertente e carico di leggerezza.

Il libro è un romanzo di pura invenzione, ma per certi versi premonitore, salvo per  il finale. >>

A ogni costo, scritto da Cristina Orlandi e basato su una storia vera di cui lei stessa ha raccolto la testimonianza, è un libro importante. Perché aiuta a pensare e infonde coraggio. Perché parla di un tema terribilmente attuale e di cui si parla - nel modo giusto - ancora troppo poco. La storia di Serena, che Orlandi ha romanzato, è quella di tante altre donne che credono di avere incontrato il loro principe azzurro e invece stanno per vivere il peggior incubo della loro vita. Perché l'uomo perfetto non esiste e se così appare spesso è una maschera che nasconde un violento, uno che sa manipolare, che non si fa scrupolo a infliggere dolore e umiliazione alla donna che dovrebbe amare.

Alla scrittrice il riconoscimento alla carriera che ritirerà in occasione della finale della 57^ edizione del Premio Campiello

Venezia, 23 maggio 2019– Il Premio Fondazione Il Campiello 2019 è stato assegnato a Isabella Bossi Fedrigotti. La scrittrice milanese, originaria di Rovereto, ritirerà il riconoscimento alla carriera in occasione della finale della 57^ edizione del Premio Campiello, in programma sabato 14 settembre al Gran Teatro La Fenice di Venezia.

Matteo Zoppas, Presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto, ha dichiarato: “Isabella Bossi Fedrigotti è una scrittrice che i lettori del Campiello hanno sempre apprezzato,dal romanzo di memorie familiari “Casa di Guerra” del 1983 (Premio Selezione Campiello), a “Di buona famiglia”, che vinse il Premio Campiello nel 1991 e che ancora oggi rappresenta un autentico libro di culto per schiere di appassionati. Il suo stile infatti, raffinato e mai dissacrante, interpreta al meglio quella tradizione familiare tipica della società italiana di un tempo, che riesce ad essere sempre attuale”.

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