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Giovedì, 06 Dicembre 2018 14:24

Le mille crisi dell'Italia dei libri. Il rapporto Aie 2018

Scritto da redazione

L’Italia dei libri di fronte alla nuova crisi.

Battuta di arresto, l’ennesima, nell'Italia dei libri assai sensibile ai difficili equilibrismi dell’economia dei consumi e della politica. I primi dieci mesi del 2018 segnalano il brusco arretramento delle vendite; una lenta erosione che ha toccato pressoché tutti i mesi dell’anno giungendo nella prima settimana di novembre a totalizzare un complessivo -0,9% a valore,  in base ai dati Nielsen per l’Associazione Italiana Editori,  nei canali tradizionali (le librerie fisiche, le librerie online senza Amazon, che si pensi essere la più importante per fatturato, e la grande distribuzione). Il fatturato dei libri nel nostro Paese era cresciuto del 2.8% (il 4.5% con il gigante statunitense) alla fine del 2017 facendo seguito ai precedenti due anni di costante ripresa.

 

 

Sono almeno tre i fattori che pesano su quello che accade: la crisi che ha colpito la maggior parte della grande distribuzione organizzata: è percepibile il fenomeno di trovare sempre meno libri nei supermercati; il fatto che l’App18 non abbia potuto dispiegare appieno, fino ad ora, le sue potenzialità per il pubblico più giovane e con la prospettiva di contare ancora meno, visto l’annuncio del governo di rimodularne le attività e i destinatari. Non ultima, tra le ragioni esposte, il clima di sfiducia dei consumatori che spostano le priorità di acquisto ai beni di più immediata necessità.  ( fonte: Aie, Rapporto dell’editoria in Italia 2018, e il comunicato alla Fiera Piccola editoria di Roma cura di  Aie-Nielsen)

Peccato. Tra luci e ombre il settore sembrava uscire dalla tempesta, seppur con ritmi di crescita in parte troppo lenti per tornare ai valori del 2010 (cioè pre-crisi) ma anche non avendo risolto alcuni dei nodi strutturali che pesano sulla nostra editoria e sul nostro sviluppo. La lettura resta il problema centrale. Il basso indice di lettura costituisce il principale problema di crescita dell’editoria nazionale: significa avere un bacino di potenziali clienti più piccolo rispetto a quello delle altre editorie continentali con cui la nostra editoria si confronta. Gran parte dei deboli lettori sono a loro volta deboli acquirenti con poco più di un libro l’anno mentre, ricordo, che circa la metà delle persone non legge neanche quello.  Lo dimostrano anche i risultati delle ricerche di enti importanti come l’OCSE-PISA sulle competenze di comprensione dei testi e di lettura, che risultano essere i più bassi tra i Paesi avanzati. E’ abbastanza sconfortante sapere che tra i dirigenti e i professionisti 4 persone su 10  non legge alcun libro e tra gli stessi laureati il 32% e passa, non si  legge nulla nel tempo libero. Questo è davvero un problema per il futuro del paese.

Dietro questi numeri ci sono cambiamenti nell’uso del tempo, contrazioni del reddito, smarrimento e sfiducia rispetto a quelli che tradizionalmente erano ritenuti gli ascensori sociali: in primo luogo l’occupazione, ma anche l’istruzione, il titolo di studio, le abitudini di lettura, i consumi culturali, il possesso di una biblioteca domestica. (stessa Fonte)

Un anno che si chiude in cattiva salute, quindi, e anche con molti impegni a favore e sostegno della lettura che ognuno delle singole persone coinvolte: la famiglia, la scuola, le biblioteche, le librerie e, prima di esse, la politica, deve prendere come missione personale.

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