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Sabato, 01 Dicembre 2012 16:22

Grossman. La cognizione del dolore

di Elena Lowenthal

La lingua ebraica ha un ricco lessico del dolore, possiede diverse parole per dirlo, ognuna ricca di sfumature. Ha, in particolare, un vocabolario del lutto affatto ignoto all’italiano: conosce parole per dire la partecipazione alla perdita, scandire con precisione i riti e i momenti che la accompagnano. Contiene, naturalmente, un termine per indicare l’orfanità ma ne conta anche un altro che al confronto con l’italiano spiazza, costringe ad ardue perifrasi: l’ebraico, infatti, ha una parola per indicare il genitore che ha perso un figlio.

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Lunedì, 31 Ottobre 2016 00:00

La figlia del boia

Magdalena è orgogliosa della propria famiglia anche se suo padre Jakob e suo nonno Johannes Kulsl sono stati carnefici. Una volta sua madre le aveva raccontato che il padre non aveva sempre fatto il boia, ma aveva partecipato alla grande guerra e poi era tornato a di nuovo a Schongau. Quando aveva domandato a sua madre cosa avesse fatto in guerra e perché preferisse tagliare la testa alla gente lei aveva taciuto e le aveva posato un dito sulle labbra.

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Lunedì, 29 Ottobre 2012 09:47

Philip Roth prima di Philip Roth

Ogni anno, come ben noto, ci sono sempre forti aspettative di vedere premiato con il Nobel lo scrittore che universalente riconosciamo come meritevole dell'ambito premio e sono diversi anni, per quello che mi riguarda, di vedere sempre queste aspettative deluse. Intendiamoci, non ho nulla da dire circa Mo Yan. Il suo nome giaceva nell'elenco ristretto degli accademici svedesi da tempo e, se devo dirla tutta, lo conosco - in senso preofessionale - certamente meglio di di una semiscosciuta come Herta Muller: chi diavolo è costei?, o del poesta dello scorso anno, Transtromer, chi l'ha mai letto? Da dove diavolo viene fuori?

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Martedì, 16 Ottobre 2012 11:55

Hanif Kureishi, Il Budda delle periferie

Torniamo indietro negli anni per riscoprire questa volta un testo apparso oramai una ventina d'anni fa, il Budda delle Periferie, opera d'esordio dello scrittore anglo-pakistano Hanif Kureishi e pubblicato appunto nel lontano 1990.
Rimane in ogni caso un testo attuale e moderno, nonostante nel libro il contesto sia quello della Londra hippie degli anni 70. Ma non solo della capitale britannica si parla, bensì della sua sterminata periferia, che rappresenta un microcosmo non poi tanto diverso da quello che troviamo ai nostri giorni, almeno per problematiche, situazioni e persone. Come dice l'autore stesso: "Londra sembrava una casa con cinquemila stanze, tutte diverse. Il trucco era di scoprire come si collegavano, e alla fine attraversarle tutte".

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Mercoledì, 10 Ottobre 2012 15:17

La memoria fa brutti scherzi

Ho finito di leggere questi giorni "Il senso di una fine" di Julian Barnes quasi con un anno di ritardo dal premio che lo ha consacrato in patria con il Booker Prize.
Il libro ritengo sia molto ben scritto e, per quanto contrariamente letto sui blog e nel web dove, pur trovando recensioni molto favorevoli (c'è chi ha parlato di classico della letteratura),  molti hanno "spostato" più il merito della scrittura che la storia vera e propria, il libro è molto bello a tal punto che consiglio vivamente di leggerlo.

 

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Lunedì, 10 Settembre 2012 10:40

Storia di un serial killer di inizio secolo

Londra 1910. Loro, Alice, Margaret e Bessie, sono tre donne avanti con l’età e senza troppe attese di mettere al mondo la progenie che le famiglie si aspetterebbero. Tutte e tre vivono sole, hanno lavori diversi e appartengono a quella categoria medio-bassa in un’epoca di fine periodo Vittoriano in cui la parola "zitella" conteneva un misto di disprezzo e commiserazione, che fa di loro prede facili del primo mascalzone che bussa alla porta.

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Sabato, 08 Settembre 2012 16:14

Philip Roth contro Wikipedia

Philip Roth contro Wikipedia: lo scrittore americano ha contestato la voce dedicata dall'enciclopedia libera al suo romanzo 'La Macchia Umana' e soprattutto al fatto che quando lui ha cercato di correggerla si è sentito rispondere picche dagli amministratori del sito. Roth ha quindi scritto una lettera aperta al New Yorker trasformando l'attacco a Wikipedia in un lungo monologo sul processo attraverso cui si costruisce l'immaginazione degli scrittori.

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Sabato, 08 Settembre 2012 17:05

E poi...

E poi di Natsume Soseki si apre con un’immagine di estremo isolamento: Daisuke, il protagonista, si sveglia e, voltandosi, vede che sul tatami, di fianco al cuscino, c’è una camelia a petali doppi. E’ convinto di averla sentita cadere nel sonno: un rumore sproporzionato, come il tocco pesante di una palla di gomma lanciata dall’altezza del soffitto. Forse il silenzio della notte fonda trasforma e accresce i suoni, ma per scrupolo, per assicurarsi che il suo sangue pulsi regolarmente, Daisuke si mette la mano destra sul cuore e poi si riaddormenta.

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Giovedì, 23 Agosto 2012 13:40

Dave Eggers. In arrivo il suo nuovo romanzo

Dave Eggers, più di altri scrittori della sua generazione, è un marchio. Lo scrittore quarantaduenne è stimato in molti ambiti ed è il fondatore di McSweeney’s, una casa editrice indipendente di successo che pubblica letteratura innovativa e che ha un vitale e umoristico sito. E’ alla guida dell’associazione no profit 826 ed ha vinto il TED Prize, il Heinz Award e il Los Angeles Times Book Prize Innovators Award. Ha di recente pubblicato il suo primo libro di pura invenzione dell’ultimo decennio, “A Hologram for the King.” Infatti negòli ultimi anni ha scritto sceneggiature e saggi o opere realistiche permeate da un profondo senso di giustizia sociale come “Zeitoun” (2009) sull’omonimo siriano americano che fu imprigionato in seguito alle sue attività di aiuto durante l’Uragano Katrina, in “What Is the What” (2006) racconta la storia di Valentino Achak Deng, un ragazzo perduto del Sudan.

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Domenica, 03 Luglio 2016 00:00

Paul Auster. L'inverno del nostro scontento

Sessantacinque anni ma non li dimostra. Eppure deve essere stata questa la molla che lo ha spinto a scrivere il suo nuovo libro "Winter Journal" che sarà, credo, pubblicato come tutti i suoi precedenti, da Einaudi.
E' abbastanza sorprendente scoprire un "lato debole" di Paul Auster. Certo, il pensiero della fine, incombe su tutti e l'autore non è da meno. In fin dei conti è abbastanza normale che, a una certa età, gli anni comincino a reclamare un po' di addizioni. E' un bel tema al quale sono particolamente affezionato dalle molte letture cui Roth mi ha obbligato negli anni. ( Una per tutti: Everyman ). Il libro di Paul Auster sonda il misterioso dialogo silenzioso che, ad un certo punto, ognuno di noi fa allo specchio. E' una meditazione sul tempo, sull'invecchiamento del corpo, e la memoria.

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