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Domenica, 21 Agosto 2011 09:48

Podcast. Al Di Meola. Basta la parola

A far correre le dita sullo scaffale di casa mi fermo al tocco di alcuni dischi: LAND OF THE MIDNIGHT SUN,ELEGANT GYPSY,CASINO, il grandissimo FRIDAY NIGHT IN SAN FRANCISCO (con McLaughin e Paco de Lucia), SPLENDIDO HOTEL, ELECTRIC RENDEZVOUS, SCENARIO, CIELO E TERRA, DI MEOLA PLAYS PIAZZOLLA,WORLD SINFONIA, HEART OF THE IMMIGRANTS, THE INFINITE DESIRE, FLESH ON FLESH, REVISITED, CONSEQUENCE OF CHAOS.
Come recita il titolo di uno di essi, sto parlando di Al Di Meola.
Le riviste specializzate di tutto il mondo lo citano senza sosta da ormai venticinque anni come uno dei più virtuosi del jazz strumentale contemporaneo. La celebrata carriera musicale di Al Di Meola ha raccolto e sperimentato un vasto spettro di emozioni in un unico stile che comprende molteplici influenze.

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Giovedì, 07 Luglio 2011 11:18

Podcast. Belli e dannati vers.2: Jaco Pastorius

Jaco Pastorius potrebbe essere stato l'ultimo musicista jazz del 20° secolo ad avere avuto un impatto così importante sul mondo musicale in generale. Ovunque si vada, a volte anche nei luoghi più improbabili si sente il suono del suo basso per radio, o per gli "stacchi" per la pubblicità in tv o per puro caso, come mi è capitato di sentire mentre attraversavo la strada da un auto a tutto volume Ma è anche l'eco di quel suono inconfondibile in molti dei bassisti in giro per il mondo (credo, anzi, possa essere il timbro più imitato che il suono del jazz abbia mai avuto in precedenza). La forma principale che caratterizzò la musica e la vita di JP fu l' intensità.. Essere stato il primo ad usare il basso elettrico senza tasti, la sua tecnica innovativa e il suo talento compositivo portarono Pastorius, senza falsa modestia, ad auto proclamarsi "il più grande bassista del mondo." Sfortunatamente dopo la sua ascesa al vertice seguì una rapida caduta verso il baratro, provocata dall' abuso di alcool e droghe ed accentuata da una specie di istinto di auto-distruzione.

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Martedì, 21 Giugno 2011 07:34

Podcast. Biografia di Dio: Miles Davis

Come si fa a scrivere qualcosa su Miles Davis senza essere banale, sufficiente, parziale, inadeguata?
Miles Davis è stato un musicista che odiava le etichette (come ad esempio Cool Jazz, Hard Bop, era persino contrario al termine Jazz, inventato- secondo lui- dai bianchi per commercializzare la musica afroamericana) Questo suo atteggiamento – o più correttamente questa sua visione della musica – è ciò che ha permesso al Jazz di uscire dal “ghetto” dei locali per soli neri, facendo sì che si affermasse come linguaggio musicale universale, abbattendo i confini dei vari generi musicali.

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Martedì, 14 Giugno 2011 08:23

Podcast. Belli e Dannati: Chet Baker


foto autoreLa discografia di Chet Baker è sconfinata ma i dischi passati alla storia non sono moltissimi. Eppure è difficile trovare un disco che non riservi qualche emozione profonda, emozione di tipo musicale e non dovuta all'alone di poeta maledetto che gli si era appiccicata col tempo. Questa apparente contraddizione si spiega col fatto che Chet aveva una grande musicalità, una enorme sensibilità ed una forte voglia di suonare sempre cose nuove.
Il suo successo iniziale, nei primi '50, è improvviso e folgorante: My funny Valentine, incisa col quartetto di Jerry Mulligan, lo lancia tra le nuove stelle del jazz.
La sua tromba morbida e senza vibrato si riallaccia a quella di Bix (ma anche al nuovo guru Miles Davis: prossimamente su queste pagine), ma il contesto è più morbido (anche se Chet allora suonava spesso bop) e Chet è bello e bianco ed oltretutto canta con una "voce d'angelo".

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Quando ho scritto di Shorter un paio di settimane fa mi ero ripromessa di parlare di un altro dei componenti del mitico gruppo di Miles Davis: Herby Hancock, appunto.
E quando si dice che il talento bisogna averlo dalla nascita si dice una cosa vera. Hancock inizia a studiare pianoforte all'età di 7 anni, e subito si dimostra un bambino prodigio. Si vede: nel 1961 Donald Byrd lo invita ad unirsi al suo gruppo a New York, dopodiché è sotto contratto con l'etichetta Blue Note che gli offre un contratto. Ha poco più di vent'anni.

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Paolo Fresu trombettista classe 1961 nasce a Berchidda “la città del miele e del vino” a metà strada tra Olbia e Sassari. Lo chiamano il trombettista insonne per la sua attività incessante: 2500 concerti, 300 dischi, 2 festival, alcuni libri.

Il suono di Fresu é stato paragonato più volte a quello di Chet Baker e Miles Davis ma con il tempo ha sviluppato la personalissima abitudine di suonare seduto e con il corpo piegato su se stesso come se questo “raccogliersi” dovesse aiutarlo a trasformare più immediatamente le sue emozioni in puro suono. Ascoltandolo siamo convinti che ci sia riuscito in modo autentico e naturale perché le sue vibrazioni si percepiscono intatte e incontaminate.

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Mercoledì, 18 Maggio 2011 08:05

Podcast. Un amore supremo: John Coltrane

foto autoreA sentirla, la vecchia copia in vinile frigge decisamente troppo. Polvere, graffi accidentali, macchie di umidità ed altri impietosi segni del tempo. Il mio primo album di jazz, questo me lo ricordo bene: A Love Supreme di John Coltrane, acquistato a seimila lire durante una svendita per chiusura definitiva di un negozio gestito da un brutto tipo allargato a dismisura dalle tante birre di una vita, che si vantava di non aver mai praticato uno sconto in tutta la sua vita. Di jazz ero vergognosamente a digiuno, nel 1987, ma "qualcuno" (che era solo un sogno di qualcosa che poi sarebbe diventato) mi aveva consigliato di procurarmi questo disco "Perché se devi cominciare da qualche parte, non puoi far altro che partire da qui". Era vero. Oggi sono tra le persone che si precipiterebbero a salvare A Love Supreme, (ma anche Bitches Brew di Miles Davis e Monk’s Greatest Hits di Theolonius Monk) dalle fiamme di un incendio domestico. Chi ama il jazz lo fa, vi assicuro.

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foto autoreCome in tutte le storie familiari, gli anni stratificano le epoche con cui queste si sono costruite e sono andate avanti. La musica ha avuto, come tutte le cose, i segni distintivi delle passioni che si sono succedute; ci sono state diverse "mode" annuali così come mi piace ricordarle e altre più durature. Una di queste, ed è il tema del nostro appuntamento di questa settimana, è dedicata al mio musicista jazz preferito in assoluto, passione trasmessami da mio marito e fatta mia nella maniera più totale e coinvolgente che possiate immaginare.
I suoi dischi hanno testimoniato il passare degli anni con immutato amore ed è di gran lunga la "fila" più lunga nella discoteca di casa. I suoi concerti nelle varie città nel nostro Paese sono stati i soli per i quali abbiamo fatto sempre volentieri delle "trasferte" e, vi assicuro, ne è sempre valsa la pena.

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foto autoreSenza ombra di dubbio Wynton Marsalis è il jazzista più famoso degli ultimi anni. Salito alla ribalta durante gli anni Ottanta con il movimento degli “Young Lions” si è subito imposto all’attenzione di critici e case discografiche con il suo quintetto che si ispirava a quello di Miles Davis della metà degli anni Settanta. Cresciuto musicalmente a New Orleans, tra esperienze scolastiche e insegnanti di tromba, fino a diciotto anni, si trasferisce subito dopo a New York per studiare musica. Nella Big Apple viene subito notato dal batterista Art Blakey che lo fa entrare nei Jazz Messengers. Nel 1981 lo chiama il pianista Herbie Hancock e lo porta in tournèe con il suo quartetto.

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foto autoreDio c'è e, senza peccare di apostasìa, è sceso in terra sotto le mentite spoglie di Keith Jarrett. Questo straordinario uomo e compositore, pianista e (udite, udite) clavicembalista nato ad Allentown (Pennsylvania), negli Stati Uniti l’8 maggio 1945, è considerato tra i più importanti pianisti jazz viventi.
Nato da una famiglia multietnica, Keith è il maggiore di cinque fratelli. In famiglia, sin da piccolo, Keith respira aria di musica. La nonna paterna suona il pianoforte ed una zia lo insegna, mentre il padre, che a causa della Grande Depressione non è riuscito ad avere una buona educazione musicale, è lo stesso un grande innamorato della musica.

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