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In qualità di organizzazione formata da scrittori, lettori e persone che credono nel potere trasformativo della parola, il PEN America si dedica alla ricerca di verità condivise, alla promozione del progresso sociale e alla costruzione di un mondo più equo. Ci schieriamo quindi in solidarietà con gli scrittori e gli artisti – e con la comunità letteraria in generale – impegnati nella battaglia per mettere fine al razzismo, e alla violenza ad opera della polizia.  La lista di letture che proponiamo questa settimana [ndt. in data 5 giugno] è curata dallo staff del World Voices Festival e comprende un mix di romanzi (classici e contemporanei), saggi, e sillogi poetiche. Include quindi la prosa bruciante del best seller di James Baldwin del 1963 – La prossima volta il fuoco – nel quale lo scrittore insegna al nipote come navigare fra le ingiustizie che, da uomo nero, si troverà di fronte in America. Sottolineiamo però anche il lavoro di Nic Stone – Dear Martin – pubblicato più di 50 anni dopo, che denuncia le stesse minacce di violenza razziale (che ancora oggi affliggono il paese e minacciano i giovani neri). Abbiamo scelto questa opere perché, come avviene per il saggio di Baldwin e il romanzo per ragazzi di Stone, sono collegate tra di loro e si celebrano a vicenda. Non riguardano, nel dettaglio, solo la questione nera. Piuttosto, come ogni esempio di grande letteratura, queste opere offrono sfumature, pongono sfide e sono universali. La storia ha provato che l’interesse per la letteratura nera risorge durante periodi di malcontento sociale, ma in realtà il corpus di questa produzione letteraria non appare di colpo in questi momenti: la letteratura nera È letteratura americana. La traduzione dal sito di Pen.org è a cura di Silvia Belcastro

 

Lunedì, 08 Giugno 2020 08:31

Urla dal silenzio

ndr. Come sanno bene i lettori di BookAvenue, in diverse occasioni abbiamo ospitato più di una recensione per lo stesso libro; il libro del premio Pulitzer 2020 Colson Whitehead già segnalato da Davide Zotto non fa, dunque, eccezione alcuna e testimonia il tremendo impatto sull'opinione pubblica di tutto il mondo causato dall'omicidio a Minneapolis di George Floyd. Di qui l'urgenza di parlarne.

 

L'ennesimo ragazzo ammazzato da un poliziotto:
ci trattano come subumani nel nostro stesso paese.
Lo hanno sempre fatto. Forse lo faranno sempre.
Il suo nome non aveva importanza.

Whitehead aveva preso il suo (secondo!) Premio Pulitzer da pochi giorni e aveva detto di se stesso: “Se sono qui è grazie a una serie di colpi di fortuna che hanno permesso che non finissi nel tritacarne della storia”. Se ne La ferrovia sotterranea ci ha portato nelle piantagioni della Georgia di inizio Ottocento, dove gli schiavi venivano scorticati a suon di frusta, ne I ragazzi della Nickel ci spiega che il razzismo non è una questione che riguarda solo il colore della pelle, ma averla più scura è sempre peggio. Stavo leggendo proprio I ragazzi della Nickel quando George Floyd è stato ucciso. Ero a pagina 182, dove Colson Whitehead ha scritto: “Accadde come accadeva sempre.

Pubblicato in Letture


 

 

 

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