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La scomparsa di Al Jerreau

L’anno comincia male. Malissimo, anzi. Gli echi del bruttissimo 2016 sembrano arrivare fino a qui.
Al Jerreau
è morto quasi improvvisamente un paio di giorni fa e ci è voluto un giorno per accettare la notizia. Aveva 76 anni e aveva annunciato giusto qualche giorno fa la sua intenzione di ritirarsi dalle scene dopo aver fatto un’onesto lavoro per oltre cinquant’anni.  Ha avuto il conforto della sua famiglia intorno che ha deciso di raccogliersi attorno al grande artista chiedendo di celebrare le esequie privatamente e di contribuire alla Fondazione della Scuola di Musica del Wisconsin.

La scomparsa di Leonard Cohen

Il talento di Leonard Cohen è stato leggendario ma la sua musica è venuta solo dopo il poeta e lo scrittore. Sono stata tutto il giorno pensare e pesare le parole con cui salutare il cantante la cui opera ha influenzato gli ultimi 50anni della musica di questo piccolo pianeta pieno di gente. Le parole più immediatamente reperibili nel mio personale vocabolario è annus horribilis. Lo sarà certamente questo 2016 che già si è portato via artisti come Prince e David Bowie. Negli ultimi mesi ho passato quasi più tempo a scrivere obituaries che di musica.

Il mondo di Paolo Conte

“En blue marine” è uno di quei brani che dura poco, giusto il tempo di sognare per poi sfumare tra le note come il più dolce dei saluti reso immortale dalla bella cinematografia di tutti i tempi.
Questo è il brano (contenuto nel suo nuovo lavoro “Amazing Game”), che ho scelto quale sottofondo per raccontare il mio breve incontro con Paolo Conte “inseguito” da tempo che mi ha fatto pensare ad un ottimo volume che indaga finemente il suo mondo di emozioni sonore.

Bob Dylan: il premio Nobel del secolo

Abbiamo chiesto alla curatrice di Podcast, la rubrica di libri & musica di BookAvenue, il commento al Nobel per la letteratura di quest’anno.

Bob Dylan ha vinto il premio Nobel per la letteratura: l’Accademia lo ha lodato per “aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione canzone americana.” Un contributo dato in uno straordinario lavoro che comprende canzoni come “Like a Rolling Stone,” ” Blowin ‘in the Wind “e” Mr. Tambourine Man “. Un annuncio stupefacente e del tutto inaspettato, quello di quest’anno, che ha segnato una prima volta per un musicista vincitore del più ambìto dei premi letterari.

Podcast. Quando il jazz ti dona il funky. Herby Hancock

Quando ho scritto di Shorter un paio di settimane fa mi ero ripromessa di parlare di un altro dei componenti del mitico gruppo di Miles Davis: Herby Hancock, appunto.
E quando si dice che il talento bisogna averlo dalla nascita si dice una cosa vera. Hancock inizia a studiare pianoforte all’età di 7 anni, e subito si dimostra un bambino prodigio. Si vede: nel 1961 Donald Byrd lo invita ad unirsi al suo gruppo a New York, dopodiché è sotto contratto con l’etichetta Blue Note che gli offre un contratto. Ha poco più di vent’anni.

Podcast. Il Gigante con la tromba all’insù

All’inizio del 1953, qualcuno cadde accidentalmente sul supporto dove poggiava la sua tromba. Quando si rialzò, la lasciò praticamente “seduta” in posizione verticale con la campana piegata indietro.
Gillespie non si scompose e provò a suonarla scoprendo che gli piaceva, e molto, il suono prodotto da quell’accrocchio di alluminio.
Da quel momento in avanti si fece costruire le trombe con la campana rivolta verso l’alto con un angolo di 45 gradi. Il design rimase il suo marchio di fabbrica visivo per più di tre decenni ed è stato praticamente l’unico grande trombettista del jazz suonare un tale “strumento”.

Podcast. Una bella storia di R&B da raccontare: Oliver Sain

A leggere la storia del R&B, sembra di scorrere la pagine di un romanzo di appendice. Sentite questa: ricordate la storia di Tina Turner e del suo manesco marito Ike, del quale si liberò dopo un sacco di botte e denunce, per non parlare di quello che fece la brava Tina per conservare il cognome?. Beh!, quel signore aveva un grande amico: Oliver Sain al quale rivolgo la mia penna in questo giro, pur promettendovi, fin d’ora, di parlarvi di Ike – e di Tina – alla prima occasione utile.

Podcast. Bello e dannato del blues rock: Rory Gallagher.

Rory Gallagher ha iniziato a suonare la chitarra all’età di 9 anni ispirato da grandi musicisti come Muddy Waters, Leadbelly e Woody Guthrie. Nella seconda metà degli anni ‘60 Rory si trasferisce a Londra da Ballyshannon, un posto sperduto sulla carta dell’Irlanda. Qui da vita ai Taste, con il bassista Eric Kitteringham e il batterista Norman Damery, entrambi provenienti dagli Axels, con i quali inciderà materiale che apparirà solo successivamente in Tattoo. In seguito cambia la formazione con Charlie Mc Kraken al basso e John Wilson alla batteria.