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Mercoledì, 14 Aprile 2021 13:32

Uno zaino pieno di gente. I passi di Marco Crestani

Ho parlato spesso dell’esperienza personale del camminare e della ricerca di significato cui do a questo esercizio ogni volta che mi metto in marcia o mi accingo a farlo. In esso, cerco il rapporto tra il camminare con le cose; con il pensare. Camminare, anima le ambizioni di molti a superarsi in una continua fame di senso da dare alla propria porzione di umanità.

Pure l’esperienza che Marco Crestani ha offerto e offre con i suoi libri ogni volta è quella in cui mi riconosco di più riflettendo sul fatto che il viaggio è più importante dell'arrivo e dove la voglia di viaggiare a piedi rappresenta di per sé una propria ricompensa cognitiva ed emotiva. Per l’autore, scrivere, come tento di spiegare di seguito, è camminare lungo una strada panoramica attraverso un paesaggio di storie ed esperienze abbandonate. Camminare, è fare una "deviazione sovversiva”, a dirla con le parole di Rebecca Solnit. La sovversione di Marco Crestani è camminare per amore della storia. Le sue passeggiate sono sentimentali perché cercano l’anima ancora pulsante di chi l’ha preceduto nei passi come raccontano le parole del suo nuovo libro e oggetto di queste righe: “Viaggi affollati di anime invisibili”.

Pubblicato in Reading room
Venerdì, 05 Maggio 2017 09:06

Proust per bagnanti

Alfredo Crepuscolo se ne andava in caffetteria ogni giorno, attorno alle otto, prima di lezione. La caffetteria sta nel cuore del campus e, oltre al caffé, offre di tutto: a ruota si susseguono lo stand di cucina orientale Jin-Jow, vaporoso di odori grassi, e poi Salsarita’s, dove graziose Guatemalteche preparano empanadas e gazpacho, e ancora Papa John’s coi suoi panini farciti di polpette, e via dicendo.Rosa era la manager del Burger King e da dietro il bancone del Burger King istruiva dirigeva confortava i giovani alle sue dipendenze, di solito neri e sudamericani, cuoceva hamburger e avvampava di griglia e friggitoria. Cucinare e servire gli studenti in fila al bancone non era compito suo, ma lo faceva lo stesso, perché le piaceva dire buona giornata agli studenti, che questi la riconoscessero, che la chiamassero per nome. La maggior parte del tempo, però, stava di spalle al pubblico, come un direttore d’orchestra, inguainata nella sua divisa d’ordinanza blu, salvo voltarsi ogni tanto e come prima cosa guardare le scarpe delle persone in fila. Era dalle scarpe che un giorno aveva levato lo sguardo su Alfredo e gli aveva detto: “Tu sei Italiano.”
Diceva che un Italiano si riconosce dalle scarpe.
…

Pubblicato in Storie


 

 

 

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