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Lunedì, 23 Gennaio 2012 16:39

Naufragi

Scritto da Sergio Perosa

L' ultimo, grande dramma di Shakespeare, La tempesta, dramma della rottura e della riconciliazione, della conquista e della rinuncia, si apre con un naufragio. Benche' provocato ad arte, non e' meno spettacolare di quelli veri. Il naufragio e' un buon inizio di storie, ma la frequenza rispecchia indubbiamente l' attrazione e l' interesse che quell' epoca sente per le scoperte geografiche, i mari aperti, le nuove terre che si vanno ormai colonizzando. La tempesta si ispira al resoconto del naufragio di una nave delle Bermude, e la stessa eroina del dramma, Miranda, in una celebre battuta, parla di uno "splendido mondo nuovo".

E' il mondo oltre il mare e gli oceani che infiamma e soggioga la fantasia tardo.rinascimentale, ma suscitando altrettanti oscuri terrori e apprensioni: la via alle Americhe o alle Indie e' infida, avvolta da brume di mistero, stregata da correnti incontrollabili, costellata di perdite, affondamenti, naufragi. Giulia Lanciani ci informa in un libro recente (Tempeste e naufragi sulla via delle Indie) che il resoconto di naufragi diventa quasi un sottogenere narrativo, tanta e' la sua estensione fra Cinque e Seicento, della letteratura portoghese. Ha valore di testimonianza e di monito, di glorificazione della Provvidenza divina o delle vie del Signore, ma anche valore consolatorio, perche' il resoconto lo fa chi e' scampato al naufragio, chi e' potuto ritornare a casa dopo le vicissitudini e le peregrinazioni; un po' come per gli ex voto di chi e' scampato al pericolo e ne rende grazia. Il ritorno, sembra conclusione obbligatoria al resoconto delle traversate, come per Ulisse. Ma il naufragio e' topos diffusissimo in letteratura, dall' inizio alla fine, con forme e accentuazioni diverse. La storia di Ulisse . su cui Piero Boitani ha recentemente pubblicato un libro quanto mai vario e stimolante (L' ombra di Ulisse. Figure di un mito, Il Mulino) . e' una sequela di naufragi, subiti e corteggiati, fino e anche dopo il ritorno a Itaca. Naufragano San Brendano sulle soglie dell' altro mondo e Tristano sulle coste dell' Irlanda, l' Ulisse di Dante sulle rive della terra proibita, gli eroi dell' Ariosto, Robinson Crusoe, protagonisti o derelitti di Poe, Melville e Conrad. Chi vive direttamente del mare o sul mare teme il naufragio come calamita' quotidiana, pedaggio di morte: tristissimo e' il naufragio in terra conosciuta. Ma in letteratura il naufragio e' piu' spesso incontro col destino, il fato, la nemesi, col regno del mistero, dei mostri o dei morti; con le profondita' marine che sono l' altra faccia del mondo conosciuto o intellegibile. E' quasi sempre il confronto con la retta incognita, con le regioni dell' aldila' o dell' inconscio . ovvero punizione per aver rotto i legami con la terra, aver lanciato una sfida alle costrizioni o limitazioni dell' umano. Per questo naufraga Ahab nel Moby Dick melvilliano, colorando di demonismo quello che era gia' il "folle volo" dell' Ulisse dantesco. Per gli eroi, o meglio per le anime inquiete di Conrad, il naufragio e' il momento della verita' (Lord Jim), ovvero della perdita delle certezze razionali, la linea d' ombra in cui la Ragione si dissolve; l' io si sperde si annulla e si confonde nell' infinita' del mare. Quanto a Poe, il naufragio di tanti suoi personaggi sembra dovuto all' attrazione del gorgo e dell' abisso, al desiderio di inabissarsi oltre la coscienza, nelle regioni oscure dello spirito. Fra Dante e i romantici, fra i romantici e i moderni, il topos o il tema del naufragio subisce infatti radicali trasformazioni. Nel canto 26 dell' Inferno Ulisse naufraga perche' s' e' messo "per l' alto mare aperto", pel "mare senza gente", per un disio di conoscenza e superamento del limite . le Colonne d' Ercole . che e' ubris, superbia conoscitiva, sfida all' ignoto, volonta' di esplorare terre e regioni incognite, irrequietezza o insoddifazione dello spirito che spinge alla trasgressione del divieto . onde la punizione: "infin che' l mar fu sovra noi richiuso". Ma quella trasgressione e quel naufragio a buona parte del Rinascimento parve eroica impresa, la ricerca di un destino piu' alto, prefigurazione non solo dell' impulso che avrebbe mosso Colombo, ma della nuova scienza: un' interpretazione accentuata per parte del Settecento e Ottocento, e giunta bellamente fino a noi. Anche perche' i romantici, e i loro epigoni o seguaci, sembrano corteggiare il naufragio come esperienza di vita o di superamento, nonostante la sua carica di morte: si pensa a Coleridge, nella Ballata del vecchio marinaio, a Baudelaire, disposto a scendere a ogni costo al fondo dell' Ignoto per trovare del nuovo, a Rimbaud che scatena il battello ebbro per gli oceani del mondo, e cosi' via. Benche' parli da dietro l' orizzante chiuso dalla siepe e in tutt' altro contesto, Leopardi non e' il solo a sentire o proclamare che "il naufragar m' e' dolce in questo mare": c' e' anche quella che e' stata detta dulcedo naufragi, la dolcezza del naufragio, che solletica (e sollecita) decadenti e spiriti inquieti e insoddisfatti della fine del secolo. Dopo di loro, fino a oggi, il naufragio diventa un' ossessione: ma quanto diverso dalle paurose origini! Se l' annullamento di se' e della coscienza nel naufragio ha qualcosa di eroico per romantici e tardo.romantici, nei moderni, che non ascoltano piu' le sirene e rischiano il naufragio nella palude, esso assume coloriture patetiche: il Prufrock di T.S. Eliot ("Finche' voci umane ci risvegliano, e anneghiamo"), il Mauberley di Pound, arenatisi sulla spiaggia.

Sergio Perosa © Corriere della Sera

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1 commento

  • Link al commento Gino Fienga Mercoledì, 16 Maggio 2012 16:55 inviato da Gino Fienga

    A proposito di ‘letteratura dei naufragi’, è uscito da poco un interessante libricino: si tratta di una ristampa anastatica del drammatico e avvincente racconto (tratto dal diario di bordo) del naufragio del barco italiano “Il Glorioso”, costruito alla Marina di Alimuri di Meta di Sorrento, avvenuto nel 1873 in Oceano Atlantico, a 500 miglia dalla costa del Brasile. Neanche a farlo apposta anche qui il Capitano ha abbandonato la nave di nascosto!
    Il libro, curato da Mario Russo e Andrea Fienga, è una rarità rinvenuta nella Biblioteca del Museo Correale di Sorrento e ristampata da con-fine edizioni. Il titolo è “Il Naufragio del Glorioso”.

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