
C’è solo questa cosa in fondo, qui sul petto. Come quando quella volta in albergo stavo mescolando il latte nella tazza e il cucchiaino ha sbattuto contro qualcosa nel fondo come se ci fosse, che so, un’incrostazione, un grumo di zucchero rappreso.
Ricordo di aver lasciato il cucchiaino e aver guardato nella tazza con ribrezzo senza poter penetrare il bianco del latte. La mamma poteva pur continuare a parlare, ma io non l’avrei mai bevuto. Prendemmo un’altra tazza e versammo il latte lentamente. Il fondo era pulito, c’era solo una piccola imperfezione nella ceramica. Tutto qui.
Ecco, non so contro cosa sbatta il cucchiaio che mi sta rimescolando da ieri sera, so solo che se fossi una tazza di latte, sarebbe meglio che nessuno mi bevesse prima di aver verificato.


(Fonte dati: 

All’epoca di Mao non c’erano ricchi. Dal 1949 lo stato procedette a togliere tutti i beni e nazionalizzarli. La proprietà era vista come simbolo della classe sfruttatrice del proletariato. Durante le riforme agrarie le terre furono espropriate così come le fabbriche furono confiscate e “fuse” obbligatoriamente con le imprese pubbliche o comprate semplicemente dallo stato centrale. Il crollo dei beni di prima necessità rese tutti poveri. Proprio tutti quanti. Eppure, tutti cominciarono a gridare che il popolo non avrebbe abbandonato la lotta di classe.
Insomma, Patrick Modiano si è gudagnato il Nobel per la sua eterna ricerca sull’occupazione nazista e il peso che la dittatura ha avuto sulla società civile francese di allora. L’accademia, mi ripeto nella citazione, ha detto: “Per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inafferabili e scoperto la vita durante l’occupazione (nazista).>>

