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Venerdì, 11 Marzo 2011 17:20

A.Mario Banti, Il Risorgimento Italiano

copertinaNel 1861 si forma il Regno d’Italia: dopo molti secoli di frammentazione statale la Penisola è così riunita in un’unica compagine, i cui territori vengono completati nei dieci anni seguenti. È un evento rivoluzionario, vissuto in questi termini dai contemporanei, in Italia e fuori d’Italia. In questo libro, il lungo processo di formazione del movimento nazionale dai primi slanci patriottici di fine Settecento alle organizzazioni insurrezionali, ai tentativi rivoluzionari della prima metà dell’Ottocento, fino all’anno cruciale del Regno.

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Torino, addì 17 marzo 1861, nasce l’Italia. Sulla carta è un paese giovane: 150 anni fra due mesi esatti. Come tutti i compleanni, anche questa è un’occasione per far festa ma anche qualche bilancio. Abbiamo cominciato a chiedere ad alcuni italiani famosi che cosa li rendesse orgogliosi di essere italiani. Con una tipica “intervista impossibile” avremmo potuto cominciare con Dante e scoprire che molti, oggi, condividono i suoi famosi versi del VI canto del Purgatorio: “Ahi serva Italia, di dolore ostello/nave sanza nocchiere in gran tempesta, /non donna di provincie, ma bordello!”. Quasi nessuno degli intervistati ha parlato del presente e, se lo ha fatto, è stato con parole di sconforto. Molti hanno risposto evocando il passato, le nostre grandi glorie.

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 È nato prima l’uovo o la gallina? Spesso questa famosa domanda viene posta soprattutto ai bambini, ma nella sua banalità racchiude un insieme di elementi che hanno fatto la storia dell’umanità. Le domande che il genere umano fa agli scienziati o agli storici sono svariate e riguardano moltissimi aspetti che ancora non sono certi.

Pubblicato in Elzeviri

Un’antica canzonetta francese ripeteva malinconica ‘Que reste-t-il des nos amours?’, e lì la memoria correva scapestrata a inseguire ricordi sbiaditi, fiori secchi tra le pagine di un libro qualunque, risate amiche che si confondono con le giaculatorie di parole senza senso con cui gli innamorati sono soliti farsi bersaglio.

Pubblicato in Elzeviri

La rabbia dei ventenni che unirono l’Italia e quella dei giovani che oggi vivono in un Paese diviso. Due epoche messe a confronto da due relatori d’eccezione, Vittorio Zucconi, direttore di Repubblica.it e storico corrispondente dagli Stati Uniti, e Antonio Caprarica, corrispondente del Tg1 in Gran Bretagna. Giovedì sera i due giornalisti hanno messo in scena, nell’aula dei filosofi dell’università di Parma, un dibattito senza pause, fitto di schermaglie e lampi di satira.  Invitati dall’istituzione biblioteche, intervistati dai loro colleghi della Gazzetta di Parma, Gabriele Balestrazzi e Carlo Brugnoli, i due hanno iniziato a parlare del tema dell’incontro, i centocinquanta anni d’unità d’Italia, e sono approdati ai giorni nostri, tra riflessioni su Berlusconi e Minzolini.

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Sabato, 26 Febbraio 2011 12:38

Le rivisitazioni del Risorgimento

Ci dobbiamo guardare dall'ondata di libri sul Risorgimento che caratterizzeranno il 150° anniversario dell'unità d'Italia? No, sono personalmente favorevole alle nuove ricerche, alle «rivisitazioni» di vicende e personaggi della nostra storia, anche per mandare in soffitta tanti luoghi comuni e soprattutto per approfondire le ragioni di tante vicende del passato,che hanno generato molti problemi, ancora oggi di rovente attualità (come la questione meridionale).

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RISORGIMENTO. Asburgo: benefici? Ma con la forca. Unità fatta da pochi illuminati? Ma anche da carrettieri e preti di campagna. Cospiratori folli? Osannati nel mondo
Luoghi comuni da sfatare: 1. Era meglio l'Austria. 2. Il patriottismo non era popolare. 3. I Mazziniani erano esaltati estremisti.

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Sabato, 26 Febbraio 2011 12:15

Ma l'Italia non va in biblioteca

Si può parlare di biblioteche in occasione del centocinquantesimo compleanno dell'Italia, cercando di tenere insieme una riflessione storica e uno sguardo rivolto al futuro? Difficile farlo senza far riferimento alle condizioni culturali in cui si compì il processo di unificazione nazionale. Nel 1866 Pasquale Villari invitò a prendere atto che c'era «nel seno della Nazione un nemico più potente dell'Austria, la nostra colossale ignoranza». Tre italiani su quattro erano analfabeti e bisognerà aspettare il nuovo secolo per avere un'esigua maggioranza di cittadini capaci di leggere e scrivere: solo nel 1901 la percentuale degli analfabeti scese al 48,5%.

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