Elisabeth Åsbrink, 1947

Ho terminato da poche ore il saggio in forma narrativa 1947 e  non riesco a digerirlo, continuo a rimuginarci. È palese che il libro non mi ha lasciato indifferente. Se dovessi usare un aggettivo per definirlo direi: interessante. Ma sarebbe nascondere l’inquietudine che ha mi ha trasmesso. Ecco, la biografia di quell’anno del dopoguerra ti tramette le macerie nell’animo. Non perché descrive le macerie lasciate dalla seconda guerra mondiale, ma perché inocula l’assenza di speranza di quel libro. Non c’è speranza, né spazio per un mondo migliore. Sarò un pessimista, ma questo è ciò che ho ricavato dal libro. Continuo a rimuginare su quello che ho letto e vedo nella cronaca attuale quello che succedeva allora protrarsi senza sosta e senza speranza di soluzione. Ecco un altro aggettivo per quel libro: amaro.

Addio a Naipaul, premio Nobel in letteratura ma non nella vita.

E’ morto a Londra dopo una lunga malattia Sir Vidiadhar Surajprasad Naipaul. Aveva ottantasei anni. È considerato uno dei romanzieri più grandi della nostra epoca e ha vinto sia il Booker Prize che il Premio Nobel per la letteratura nel 2001 con la seguente motivazione: “per aver unito una descrizione percettiva ad un esame accurato incorruttibile costringendoci a vedere la presenza di storie soppresse”. Il grande autore, tuttavia, non avrebbe vinto alcun premio per la sua vita privata se mai ce ne fosse stato uno.>>

Paul Auster, 4321. Cronaca di una sfida

L’impegno, come ben comprenderete, sfida diverse leggi di gravità. La prima, è l’inevitabile confronto con i maestri del romanzo “panoramico” americano: Roth, De Lillo, Wolfe senza scomodare Hemingway e solo per citarne alcuni. L’altro è la sfida con la quantità: stiamo parlando di un libro che nell’edizione originale pesa quasi un chilo, a testimonianza della scommessa dell’autore di misurarsi con il “grande romanzo classico americano” prendendo a modello non solo Dickens, citato nel libro, ma anche di altri autori classici non esattamente di scuola americana come Von Kleist. Parliamo di 4321.

Il mio cielo è diverso di Flavio Emer

Flavio Emer era un giornalista e scrittore, un uomo ironico e profondo. Ma era anche un corpo fragile e vulnerabile costretto su una sedia a rotelle da una malattia degenerativa, un corpo fragile ma tenace che riusciva a scrivere grazie a un complesso sistema di controllo vocale del computer. Avrei tanto voluto conoscerlo Flavio, dirgli delle emozioni che ha suscitato in me la lettura di questo che è stato il suo primo libro, raccontargli le riflessioni nate dalle sue parole.>>

Helena Janeczek ha vinto il premio Strega 2018

Si è appena concluso, lo spoglio della seconda e ultima votazione che ha proclamato Helena Janeczek, con il romanzo La ragazza con la Leica, (Guanda), vincitore della LXXII edizione del Premio Strega, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il contributo della Camera di Commercio di Roma e in collaborazione con BPER Banca e Fuis (Federazione Unitaria Italiana Scrittori).>>

Stagione di premi, premi di stagione. I finalisti dello Strega

È dal 2003 che il premio Strega, il più ambito e discusso, non viene vinto da una scrittrice. Quest’anno sono ben tre le autrici in cinquina. E il 5 luglio, nella finalissima del Ninfeo di Villa Giulia, potrebbe andare in scena una sfida all’ultimo voto.

Questo, infatti, il verdetto della semifinale, andata in scena come sempre in un’affollata Casa Bellonci, in attesa della finalissima del 5 luglio, al Ninfeo di Villa Giulia a Roma: Helena Janeczek (La ragazza con la Leica, Guanda) è prima con 256 voti; secondo, vicinissimo con 243, è Marco Balzano (Resto qui, Einaudi); terza, a quota 200, Sandra Petrignani, autrice de La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (Neri Pozza); quarta è Lia Levi, con 173 preferenze. Levi che, va ricordato, con Questa sera è già domani, Edizioni e/o, ha già vinto il premio Strega Giovani. Quinto, un po’ a sorpresa, perché le voci della vigilia davano fuori dalla cinquina il suo romanzo, è Carlo D’Amicis, che con Il gioco ha ottenuto 151 voti, due in più della candidata Rizzoli Francesca Melandri, prima tra gli esclusi.>>

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Il mondo dopo Philip Roth

Definito LLL Living Literary Legend, in occasione della celebrazione del suo 75mo compleanno, Philip Roth ha donato la sua vita alla scrittura. E’ scomparso all’età di 85 anni e il mondo è un posto più triste dove vivere da ieri.

Considerato già un grande con i suoi racconti d’esordio Goodbay Columbus, Roth ha scritto moltissimo nella sua carriera differenziando tre aree distinte il suo lavoro. Quella famigliare e autobiografica (leggi Patrimonio, a proposito della morte di suo padre), ha indagato il tempo della società americana con grandissimi romanzi (la Pastolare: un vero capolavoro e gli altri due che seguono, La macchia umana, Ho sposato un comunista), consacrato con Il Lamento di Portnoy, una audace tragicommedia post rivoluzione sessuale, e la grande ironia di Zuckerman: il suo alter ego sulla carta con il quale si è divertito a raccontare molto della sua esistenza di scrittore cui ha dedicato diversi libri fino al Fantasma esce di scena.>>