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Sabato, 11 Ottobre 2014 13:36

Il buco nero della crisi dei libri non conosce la fine

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(fonte AIE) Siamo il secondo Paese d'Europa con meno lettori. Tanto che, nel 2014 il mercato si è ridimensionato di un altro 5% a valore circa ed era annunciato cui si aggiunge ai brutti numeri dello scorso anno nello stesso periodo e' stato del -6%, per il quarto anno consecutivo. E L'Aie si mobilita. L speranza? erano gli e-book: risultato?, crescono troppo lentamente. Agli italiani dell'e-reader gliene importa poco o nulla.

 

 

La crisi del mercato librario è strutturale. Almeno, in Italia. È quanto hanno ripetuto in apertura della Fiera di Francoforte: stando ai dati Nielsen illustrati dall’Associazione Italiana Editori (AIE), il comparto registra un nuovo calo, per il quinto anno consecutivo.

Nel 2014 il mercato totale si è infatti ridimensionato del -4,7% rispetto al 2013 (la cifra diventa -6,8% se nel computo si escludono i non book). Per la prima volta, inoltre, è in caduta libera anche il numero dei titoli cartacei pubblicati: -4,1%. «In tre anni il settore ha perso il 20% del suo valore, arrivando al livello critico di un fatturato di appena 2,7 miliardi di euro», ha commentaro recentemente il presidente dell’Aie Marco Polillo.

CALO SENZA FINE. Le previsioni sul 2014 non sono certo più rosse: nei primi otto mesi 2014 le vendite dei libri nei canali trade sono calate del -7,3% rispetto al corrispettivo periodo precedente, e contestualmente è sceso del -4,7% anche il fatturato a prezzo di copertina, per un ammanco di 36 milioni di euro in meno. Non solo. In Italia le persone che leggono solo un libro all’anno sono addirittura il 43%: una percentuale altissima che ci rende il secondo Paese d’Europa con meno lettori. Peggio di noi, c’è solo la Grecia, prima in questa classifica di demerito.

«E' una questione culturale davvero molto italiana quella di non amare i libri», prova a spiegare Polillo. «Prendiamo l’esempio della lettura in metropolitana a Milano: 20 anni fa si leggevano i periodici, 15 anni fa c’è stato un breve intermezzo dei paperback, 10 anni fa tutti con gli occhi sulla free-press, oggi nessuno più legge nulla e tutti puntano lo sguardo sul display dello smartphone. Quando invece si sale su una metropolitana francese, inglese e soprattutto tedesca come qui a Francoforte, il 90% dei passeggeri legge il suo bel libro. Leggere richiede calma, la velocità e la frammentazione della comunicazione via tweet non lo permette».

COLPA DELLA TV? C’è invece chi, come il ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini punta il dito contro la tv: la sua repentina introduzione non avrebbe permesso il periodo di diffusione della lettura, che solitamente segue la fase dell’analfabetismo. «So che si fanno trasmissioni in cui si presentano libri, ma sono rivolte a quei pochi che leggono», spiega. «Ma chi produce sceneggiati e programmi d’intrattenimento, quelli che creano modelli per gli spettatori, perché non fanno mai vedere un libro, qualcuno che legge, o un personaggio che racconta un libro che ha letto?».

Sia quel che sia, da Francoforte arriva la proposta di promuovere il settore degli e-book che nel 2013, da solo, ha rappresentato il 3% del totale fatturato. Una quota che sarebbe destinata a crescere fino al 5% già entro il 2014.

QUESTIONE IVA. Da qui, la decisione dell’Aie di lanciare la campagna #unlibroèunlibro per chiedere la revisione tributaria dell’Iva degli e-book che oggi ammonta al 22%, contro il 4% previsto per i libri cartacei. Una proposta che il ministro Franceschini sembra aver fatto propria: «Il libro è un libro. È logico e coerente che l'e-book abbia stessa Iva dei libri di carta. Mi batterò perché nel documento del 25 novembre dei Ministri della Cultura dell'Ue ci sia un'indicazione chiara e vincolante su questo tema».

 

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