Una storia in apparenza semplice

Come Paul Auster si svegliò una mattina da sogni inquieti e si trovò trasformato in un cane… sembrerebbe (ma non lo è) l’incipit giusto per un racconto come “Timbuctú“, una storia apparentemente semplice narrata dal punto di vista di un cane.
Auster è conosciuto come uno scrittore a cui piace sperimentare, mettersi in gioco. Forse per questo è uno degli autori più originali e meno prevedibili.
Chi ama la sua scrittura liscia come la seta riconoscerà in “Timbuctú” alcuni temi familiari come la natura della solitudine e della memoria, il padre perduto e il figlio abbandonato, il confronto tra l’individuo e il vuoto…

Una storia che vale la pena leggere.

William Gurevitch è un poeta geniale che non ha successo e vive a Brooklyn con la madre (un immigrato polacco come lo erano i genitori di Paul Auster). Quando sua madre muore, William perde tutti i suoi averi e finisce sulla strada col suo cane, Mr. Bones. Come Don Chisciotte e Sancho Panza, viaggiano in tutto il paese vivendo avventure di ogni genere. Il libro inizia appunto con l’ultima, ovvero il viaggio fino a Baltimora per trovare Bea Swanson, l’amata professoressa di liceo di William.

“E’ tutto quello che ho sognato, Mr. Bones. Migliorare il mondo. Portare un po’ di bellezza negli angoli grigi e monotoni dell’anima. Ci puoi riuscire con un tostapane, ci puoi riuscire con una poesia, o tendendo la mano a uno sconosciuto. Non importa la forma. Ecco, lasciare un mondo un po’ migliore di come l’hai trovato. E’ la cosa più bella che possa fare un uomo.”

William, che si sente vicino alla morte, sogna di dare le sue poesie a Bea e soprattutto vuole convincerla a trovare una nuova casa per Mr. Bones.

Il suo sogno però non si realizzerà e Mr. Bones dovrà cominciare una nuova vita senza il suo amato padrone, maestro e amico.

Paul Auster, Timbuctú, 1999, 150 p., traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi (collana Supercoralli).

Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)

Un pensiero su “Una storia in apparenza semplice

  • 26 Ottobre 2010 in 9:46
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    Divertente la faccenda dei titoli, ma preferisco il tuo a quello sopra. Non fosse altro che Paul Auster è uno dei miei scrittori preferiti e Timbuctu è tra i più belli.

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