Podcast. Un’anno senza Whitney

Oggi ricorre il primo anniversario della morte di Whitney Houston. La notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno e sconvolse il mondo: alcune persone del suo staff la trovarono annegata nella vasca da bagno della sua suite al Beverly Hills Hotel, le perizie legali riveleranno che fu stroncata da un micidiale cocktail di droghe. Era l’11 febbraio, aveva 48 anni.

Nata il 9 agosto 1963 nella periferia di Newark (New Jersey), Whitney era figlia di una cantante gospel, cugina di Dionne Warwick e figlioccia della mitica Aretha Franklin. Ebbe subito successo: a soli 23 anni fu premiata con un Grammy (successivamente ne avrebbe ottenuti altri 5) e i suoi primi album vendettero parecchio milioni di copie in tutto il mondo. Ebbe successo anche al cinema, con The bodyguard.

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Podcast. Tributo a Whitney Houston

La sua voce sembra essere quasi sospesa, una breve pausa di silenzio che è un tutt’uno con le note di prima e di dopo. E’ “I will always love you”, la canzone con la quale Whitney Houston sarà ricordata per sempre. Se non l’avete ascoltato prima quel silenzio, tornate indietro e ascoltatelo; si tratta di “buco” seguito dalle parole: la “I” (io) all’inizio del ritornello e “you” (tu) alla fine, tenute a bada quasi a fil di voce con una lunghezza di tono superiore a qualsiasi altro/a cantante abbia mai provato a sostenerle. Lei con un controllo pazzesco della voce canta quelle sillabe una ad una che da sole valgono un Grammy. Canta le parole in modo diverso da tutto il resto; in un primo momento è con amore, poi con convinzione, poi con disperazione. Un dramma che dura quattro minuti. L’esplosione che ha trasformato una storia d’amore in una storia di solitudine. Whitney Houston sapeva di avere una voce.

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