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Martedì, 02 Febbraio 2016 08:45

Alice Munro è precisa, dà i nomi alle cose

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ndr. è del tutto evidente che il nuovo libro di Alice Munro sia molto piaciuto da queste parti!. L'articolo di Marco Crestani segue quello di Silvia Belcastro pubblicato su queste pagine i giorni scorsi.

"Un tempo sognavo spesso mia madre, e sebbene i particolari variassero di volta in volta, la sorpresa era sempre la stessa. Il sogno si interrompeva perché era troppo palese la speranza, troppo scontato il perdono, credo. Nel sogno avevo la mia vera età e facevo la mia vera vita, ma scoprivo che mia madre era ancora viva. (In realtà, è morta quando io avevo poco più di vent'anni e lei poco più di cinquanta).>>

Certe volte mi ritrovavo nella nostra vecchia cucina con mia madre che stendeva la sfoglia per i dolci, o che lavava i piatti in quella povera bacinella color panna con il bordo rosso. Altre volte, però, la incontravo per strada, in posti dove non mi sarei mai aspettata di vederla. Magari mentre attraversava la hall di un bell'albergo, oppure faceva la coda in aeroporto. La trovavo bene, non proprio giovanissima, e nemmeno del tutto al riparo dal male tiranno che la tormentò per più di dieci anni prima della morte, ma comunque talmente più in forma di come la ricordavo da lasciarmi di stucco. Oh, mi diceva, mi trema solo un po' il braccio, e mi sento la faccia un po' rigida da questa parte. È un fastidio, ma me la cavo."

Alice Munro è precisa, dà i nomi alle cose, legge le storie che nascono tra donne e uomini nella vita di tutti i giorni e, senza lo spreco di una parola, ci fa trovare immediatamente nel cuore della situazione.
Ci fa immergere in stati d'animo apparentemente insondabili, prova a vivere nuovi contesti emozionali, sperimenta. Si pone domande sugli inganni della maturità, vuole capire certi messaggi criptati del suo presente.

"La pendola nell'ingresso batte mezzogiorno; è passata un'ora. La casa si va riscaldando. Almeda beve altro tè e aggiunge altre gocce. Sa bene che il calmante sta facendo effetto. Che è la causa di quello straordinario languore, dell'assoluta immobilità, del suo abbandono senza resistenza a ciò che le sta intorno. Bene così. Le sembra ineluttabile."

I suoi racconti parlano di persone in tutto il loro lato umano in modo coinvolgente e straordinariamente vivo. Attraverso la lente della vita quotidiana scandagliano il lato scuro, i sentimenti profondi dell'altro, le domande sul male. Dentro a un vortice che trascina chi legge verso emozioni imprevedibili.

"Averill passeggiava sul ponte e ascoltava i discorsi della gente. Rifletteva sul fatto che dei viaggi in mare in genere si crede offrano l'opportunità di andarsene lontano da tutto, dove per «tutto» è probabile si intenda l'esistenza, il modo di viverla, le persone che siamo finché restiamo a casa nostra. Eppure, in tutte le conversazioni che le capitava di sentire, le persone facevano l'esatto contrario. Cercavano di affermarsi, parlavano del loro lavoro, dei figli, di giardini e sale da pranzo. Si scambiavano ricette, per il panfrutto come per il compost. O su come gestire i rapporti con la nuora, o come investire un capitale. Storie di malattie, tradimenti, proprietà. Ho detto. Ho fatto. Ho sempre pensato. Beh, non so lei, ma io."

Una scrittura con un moto brioso, vivace, che trasmette un senso di circolarità, di attiva comunicazione. Spesso inquieta, anche, ma sa ricompensare grazie a improvvisi lampi che rischiarano. Parola per parola.

 

Alice Munro, Amica della mia giovinezza, traduzione di Susanna Basso, Einaudi 2015.

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