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Sabato, 16 Aprile 2011 14:14

Un classico strano e meraviglioso

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Melville ha dimostrato di essere un genio con opere come Moby Dick, Billy Bud, e Bartleby.
Moby Dick è un capolavoro della letteratura americana e viene tuttora considerato uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi, ma può indubbiamente essere una lettura difficile.
Un romanzo definito un poema epico, una tragedia, un documentario sulla vita a bordo di una baleniera del diciannovesimo secolo, un saggio sulla caccia alle balene, una curiosità non classificabile, una potente allegoria sugli archetipi del bene e del male, ma anche un'autobiografia spirituale.

Disprezzato dalla critica al momento della sua pubblicazione, Moby Dick è stato pubblicamente deriso quando l'autore era ancora in vita. Il capolavoro di Melville però è diventato un classico americano di indiscutibili proporzioni epiche che può essere letto a diversi livelli. Soprattutto oggi.

Penso che Moby Dick, malgrado sia disseminato di riferimenti biblici e i nomi di molti dei personaggi abbiano un significato biblico, sia anche un ampia metafora della civiltà occidentale (per la precisione una critica della civiltà occidentale) e che la sua storia si legga come una tragedia greca.

Herman Melville nasce il 1° agosto del 1819 da Allan e Maria Melville. E' il terzo degli otto figli della famiglia Melville. Viene generalmente descritto come silenzioso, lento e noioso. Nel 1832 suo padre muore. Finisce la scuola e ha quindici anni, Melville prende servizio come mozzo a bordo di una nave, la vecchia e decrepita San Lorenzo.
Ritorna a casa, a New York, ma ci sta per poco tempo. Parte poco dopo come marinaio a bordo di una baleniera di nome Acushnet e, dopo circa quattro anni e mezzo a fare il marinaio su navi diverse, torna ancora a New York e scrive delle sue esperienze. In sei anni pubblica cinque libri.
Poco dopo Melville si sposa e si trasferisce con la famiglia in una fattoria vicino a Pittsfield in Massachusetts. E' a questo punto che scrive Moby Dick.
Melville continua a scrivere sia poesie che racconti fino a tre mesi prima della sua morte, che avviene nel 1891. 

Il nome Moby Dick si può far risalire a un articolo del New York Knickerbocker Magazine del maggio del 1839. Un articolo intitolato Mocha Dick o la balena bianca del Pacifico che raccontava la cattura di un capodoglio gigante divenuto famoso all'epoca tra i cacciatori di balene per i suoi violenti attacchi contro le navi e i loro equipaggi.
La balena si chiamava così perché era stata avvistata spesso nei pressi dell'isola di Mocha e Dick era una sorta di appellativo scherzoso fatto in questo caso con un nome generico come poteva essere anche Jack o Tom. Non è dimostrato che qualcosa nel romanzo di Melville abbia preso spunto da quest'articolo in modo particolare, tranne forse l'uso del nome e l'idea di base.
Il cambiamento di Mocha con Moby non è invece chiaro. E' possibile che il nome sia stato inventato dallo stesso Melville, ma non è detto. Molti studiosi, infatti, non ne sono convinti e continuano a cercare un'altra ragione dietro al cambiamento.

Il personaggio centrale di Moby Dick è Ismaele, un uomo estraniato e solitario.
E' lui il narratore che soffre ed è lì. E' attraverso i suoi pensieri, le sue riflessioni e le sue esperienze che si svolgono le azioni della storia.
Il ruolo di Ismaele in Moby Dick è interpretare gli avvenimenti che accadono a bordo del Pequod.
Ismaele fa amicizia con un altro membro dell'equipaggio Pequod, Queequeg, un cannibale con un cuore onesto e un grande coraggio.
Un altro rapporto simbolico è quello tra Ismaele e il capitano della Pequod, Achab.
Ismaele avverte come negativo l'odio di Achab verso Moby Dick. Lui è uno che ha un buon carattere e non vuole essere corrotto dal male di Achab che vuole usare tutti i mezzi a sua disposizione per vendicarsi della balena bianca.

La maggior parte dei personaggi e delle ambientazioni hanno indubbiamente un significato simbolico.
La balena bianca rappresenta l’ignoto, l’inconoscibile. Il mare simboleggia le paure che ognuno di noi deve superare nel suo passaggio terreno, al fine di comprenderlo maggiormente. E' una presenza costante per tutto il romanzo perché è lo sfondo di quasi ogni scena.
Melville usa metafore per indicare la condizione dell'uomo e per indicare l'incertezza dell'uomo nell'universo. Un uomo in grado di scegliere il proprio destino con le proprie azioni.
Melville fa capire quanto poco conti l'uomo nella vastità dell'universo, ma anche come sia necessario avere una mentalità aperta ed esaminare le cose da più punti di vista prima di esprimere un giudizio.

Un capolavoro letterario dal grande potere creativo che allarga l'immaginazione. Come pochi.

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2 commenti

  • Link al commento michele genchi Lunedì, 02 Maggio 2011 07:14 inviato da michele genchi

    caro Marco, leggerti è sempre di grande ispirazione per rinnovate letture. Bel pezzo. Mic.

  • Link al commento paola968 Mercoledì, 20 Aprile 2011 08:54 inviato da paola968

    Dopo questa recensione mi viene voglia di rileggerlo...anche se la prima volta che l'ho letto mi aveva veramente annoiato.

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