La più morale delle questioni

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Lo stillicidio delle informazioni sui fatti di corruzione, quasi un quotidiano bollettino di guerra, rende sempre più insopportabile l’ attesa di qualche nuova norma che consenta di opporsi in modo un po’ più efficace ad un fenomeno dilagante. Le cronache confermano che la corruzione è ormai una struttura della società italiana, è penetrata ovunque, come testimonia la presenza tra i corrotti di politici e amministratori, imprenditori e primari medici, poliziotti e vigili urbani. Ogni ritardo del Parlamento diventa un aiuto a questo nuovo ceto sociale. E proprio la “disattenzione” politica spiega perché, a vent’ anni da Mani pulite e dalle speranze allora suscitate, la corruzione sia divenuta sempre più diffusa”.

Questa illuminante affermazione di Stefano Rodotà, estratta da un bellissimo articolo apparso su La Repubblica”, induce una domanda iniziale : Tendono alla chiarità le cose oscure? Il costo della corruzione oggi è diventato insostenibile e nulla è cambiato anche quando si urla a gran voce che da un momento all’altro la politica rectius il governo entri nelle maglie di un sistema impenetrabile per scardinarlo definitivamente….
Tutto avrebbe l’aria di un blitz. Ma gli effetti sino ad oggi sono quelli del blitz di nigeriana recente memoria. Un disastro. Un fallimento. E ci rimette sempre chi non dovrebbe. In perfetto stile old italian o new italian Ma gli episodi giornalieri di nuovi casi che si susseguono non riescono a rappresentare l’ultimo atto di questa infinita piece teatrale che ha radici antiche e con forme spesso così subdole di mimetizzazione che non permette di reprimere anche le cose evidenti. Manca una risposta efficace nell’ordinamento. Manca l’ordinamento..
In questo quadro è pienamente condivisibile l’analisi recente del Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino che con significative parole ammonisce che : L’impressione è che la corruzione in Italia sia rimasta stabile negli ultimi anni, perché non si avverte un reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale; l’onestà, in ogni rapporto anche privato; la valenza del merito; l’etica pubblica; il rispetto del denaro pubblico e di tutte le risorse pubbliche, che sono i beni coattivamente sottratti ai privati e dei quali si deve dar conto”.

 

Parole dure. Importanti. Reali. Profonde. Il rivolgimento morale oggi è fondamentale! Se – come evidenzia Rodotà – la mentalità elettoralistico-clientelare è diventata cultura, costume e inevitabilmente anche modo di governare” e quindi, per il politico che “vive ed opera in questo difficilissimo ambiente, mettersi a disposizione è quasi d’ obbligo, senza grandi possibilità di crearsi una difesa che lo garantisca da immorali e infedeli strumentalizzazioni allora può bastare un semplice rivolgimento morale? Fermarsi all’indignazione significa fermarsi alla superficie. Non andare a fondo alla radice del problema. Il nostro Paese non ha al momento strumenti chirurgici per estirpare proprio questa radice. Colpire davvero i corrotti, individuarli. Ma soprattutto debellare la corruzione alla stessa stregua di una malattia sociale perché l’invito evangelico ci rammenta che “Non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato”.

La corruzione è un vero tsunami che devasta la società, ma è nel contempo una patologia silente che si forma nel corpo del Paese e lentamente ramifica come le peggiore delle metastasi. E’ anche, come si evidenzia in una recente audizione la corruzione – “un abuso di ruoli e risorse pubbliche con il fine di ottenerne vantaggi privati – influenza negativamente l’efficienza e le potenzialità di crescita dell’economia, sottraendo investimenti e servizi pubblici agli impieghi a maggiore ritorno economico e sociale per trasferirli a soggetti collusi con elementi infedeli della pubblica amministrazione. Elevati livelli di corruzione distorcono l’allocazione delle risorse che vengono attribuite in base a meccanismi non efficienti; alterano gli incentivi di tutti gli agenti sul mercato che investono risorse nelle attività corruttive piuttosto che in quelle produttive; riducono l’efficacia dell’azione pubblica; riducono la capacità dei governi di imporre controlli e correggere potenziali fallimenti di mercato; riducono la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, rendendo meno efficace il loro operato; incidono negativamente sul consenso necessario a realizzare le manovre di risanamento fiscale”.

Ma ci rendiamo conto che lo spread non è fatto di soli numeri? Che c’è un mondo sommerso che non fa emergere l’Italia pulita?
Ecco perché uno dei punti più significativi dell’analisi di Stefano Rodotà è quando l’illustre giurista afferma “ quando la corruzione si insedia nel ceto politico, e da questo non è adeguatamente contrastata, essa finisce con l’ assumere una particolare natura, diventa fatto istituzionale, modo di governo della cosa pubblica. Proprio per questo è grandissima la responsabilità dei politici onesti, che non possono chiamarsi fuori in nome della loro personale integrità, poiché hanno l’obbligo di ricostruire le condizioni anche istituzionali per il ritorno dell’ etica pubblica. Finora non è avvenuto. Si è ceduto al patriottismo di partito, si sono cercate misere scorciatoie, si sono coltivate illusioni politico-istituzionali Per anni la politica difese le pratiche corruttive senza toccare sostanzialmente il sistema generale delle regole, alle quali ci si sottraeva attraverso una robusta rete di protezione”.
Insomma non è più possibile fare finta di niente anche perché sta finendo questo particolare momento di astinenza degli attuali politici (da non confondere con la Politica) , ma ammonisce Rodotà che “oltre le leggi vi è la ricostruzione della moralità pubblica, il dovere della politica d’ essere inflessibile con se stessa, se vuole riconquistare la fiducia dei cittadini.
Non solo leggi, ma anche comportamenti. Non solo atti, ma anche attività. Con Onore e Disciplina per portare con orgoglio la bandiera della moralità.

ANTONIO CAPITANO

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