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Giovedì, 02 Maggio 2013 18:30

I dialoghi di Bologna. La sfida della cultura

Scritto da redazione

Il Paese con il patrimonio artistico più importante al mondo non è capace di trasformarlo in lavoro e sviluppo. Perché? E cosa si può fare? Ne hanno parlato a Bologna con il direttore dell'Espresso Bruno Manfellotto , Lucia Annunziata, Marzia Corraini, Linus e Marino Sinibaldi

Cosa può fare la cultura per l'Italia, e come cambia il modo di produrla e di usufruirne nell'era di internet e dei nuovi mezzi di comunicazione. E' intorno a questo tema che si è sviluppata la terza tappa dei Dialoghi dell'Espresso, la manifestazione che porta il dibattito sulle emergenze nazionali nei principali atenei italiani, alimentando il confronto con gli studenti e con il mondo accademico.


L'appuntamento bolognese, dal titolo "Italia domani: nuovi mestieri, nuove sfide per un Paese più colto", ha portato all'Alma Mater i rappresentanti dell'informazione e del mondo della cultura coniugata sui diversi mezzi: Linus di Radio Deejay e Marino Sinibaldi di Radio3, Marzia Corraini editore e fondatrice del Festival della letteratura di Mantova e Lucia Annunziata direttrice dell'Huffington Post, coordinati dal direttore dell'Espresso Bruno Manfellotto.

Davanti a un'aula piena di giovani e giovanissimi, il dibattito si è subito concentrato sulla cultura come tesoro del Paese e, al tempo stesso, occasione persa. "I beni culturali sono il nostro petrolio", ha spiegato Bruno Manfellotto, "E' un luogo comune abusato ma ha un fondamento di verità. Non siamo riusciti in tutti questi anni a trovare il modo di estrarlo e neppure siamo in grado di conservarlo bene. Ogni volta che si chiede alla politica di fare qualcosa, la risposta è che non ci sono soldi".

Eppure la cultura e il suo indotto sono uno dei pochi settori che in Italia hanno vissuto una crescita significativa negli ultimi anni. "Tra il 2007 e il 2011 l'occupazione nelle industrie culturali in Italia è aumentata dello 0,8% l'anno. Una cifra molto significativa visti i tempi", ha chiarito Marino Sinibaldi, direttore di Radio 3 , "Eppure il nostro Paese investe pochissimo in cultura. E non sto parlando dei soliti dati sugli investimenti statali, ma sugli acquisti culturali delle famiglie: siamo quasi ultimi in Europa e peggio di noi ci sono solo due stati dell'est".

Ma il settore culturale, e quello editoriale in particolare, negli ultimi anni hanno anche visto l'introduzione di nuove formule per coinvolgere i lettori e il pubblico. Un esempio è quello portato da Marzia Corraini, fondatrice del Festival della Letteratura di Mantova, diventato in fretta un modello di successo per molte altre manifestazioni nel Paese. "Abbiamo chiesto agli autori di venire a parlare al pubblico in maniera diretta, perché negli altri eventi c'era troppa formalità. Così abbiamo voluto creare un luogo dove fare incontrare i lettori e gli scrittori e in questo modo intercettato un bisogno. La gente voleva non soltanto televisione, ma voleva capire e incontrare".

Si sono invece concentrati sui rischi e sulle potenzialità dei nuovi media, e su come i social network hanno modificato il rapporto tra produttori e "consumatori" di cultura, gli interventi di Linus e Lucia Annunziata. Più critico il direttore di Radio Deejay: "Fosse per me ucciderei Zuckerberg e dopo di lui quello che ha inventato Twitter", provoca Linus, "Hanno creato una condivisione falsa e l'eccesso di accesso non mi piace". E' però lo stesso Linus a riconoscere che "la radio dalle nuove tecnologie ha preso nuova linfa e oggi sta benissimo". Lucia Annunziata si è poi concentrata sui cambiamenti apportati dai nuovi media, sul giornalismo e non solo. "La tecnologia ha cambiato il modo di usufruire il prodotto culturale e di conseguenza il modo stesso di crearlo. Chi produce cultura e chi la consuma sono ora sullo stesso piano".

 

 

da l'Espresso

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