Scrivete al Governo di appoggiare la cultura in Italia!

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Lunedì sera a Che tempo che fa è andata in scena una straordinaria pagina culturale. Di quella cultura viva, quella che fa bene all’anima, al cuore e alla bellezza del mondo. Una pagina ricca, una bella “prova”di via d’uscita da questa crisi che ha provocato, tra le altre cose, anche una profonda lacerazione del tessuto sociale. Barenboim e Metha, ospiti di riguardo ma con la semplicità dei veri grandi, hanno planato con ricche parole sopra i nostri pensieri e li hanno depurati dall’inquinamento acustico delle frasi fatte. Scrivete al Governo! Ha esclamato Zubin Metha, una frase molto significativa per riappropriarci dei nostri diritti attraverso l’uso della penna scrivendo pagine nuove attraverso quel diritto alla cultura davvero bene comune.

Contro le storture e le mortificazioni occorre fare leva su una nuova ricompensa sociale per combattere in prima persona la svalutazione delle passioni, delle idee e dei comportamenti. Non più mere diagnosi dei mali ma proposte di cure efficaci. Questo dovrebbe essere il nuovo corso della conoscenza. Più “operai” della cultura e meno “ingegneri” della cultura. Fare cultura comporta lo sporcarsi le mani, agire in luoghi difficili, portare un libro dove non attecchisce. Troppo facili i convegni o le aperture delle mostre. Far capire un quadro, fare entrare nei “luoghi della cultura” chi non è mai entrato, questo sì che è civile! La parte finale dell’intervista – caminetto di Fazio ai due immensi direttori d’orchestra è davvero da incorniciare. La musica in terra di guerra. Musica che fa ricordare ad un popolo sofferente e dimenticato la loro condizione di esseri umani! Sono parole forti quelli di Baremboim. Ma sono parole illuminanti per capire che oggi deve finalmente comprendersi che la cultura rappresenta il grado di evoluzione di un paese, piccolo o grande che sia. Recentemente Giuliano Amato ha affermato che: “qualcuno troverà troppo enfatico che si parli di un nuovo Rinascimento italiano, ovvero di una ricostruzione come quella del dopoguerra, fondata oggi sulla cultura”. Può darsi. Ma se troviamo parole e visioni che ci spingono verso un futuro migliore, non c’è proprio nulla di male. Sono meglio, e hanno più fondamento, della rassegnazione, o peggio ancora dell’auto-denigrazione, che non ci aiutano neppure a correggere le nostre mancanze.

Ma soprattutto Giorgio Napolitano con incisiva saggezza ha rammentato che “difendo l’articolo 9 come uno dei principî fondamentali della Repubblica e della Costituzione”, come scelta meditata, lungimirante e di sorprendente attualità; anche per come ha saputo abbracciare in due righe tutti gli aspetti essenziali del tema che ancor oggi dibattiamo (e voglio rendere omaggio a quei signori che sapevano scrivere in due righe una norma: sapevano scrivere in italiano le leggi, e innanzitutto la Legge fondamentale). Vogliamo rileggerle, quelle due righe? Cito anche il primo comma, non solo il secondo: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica» – e già questo è un accoppiamento che non dovremmo mai trascurare nei nostri discorsi: cultura e ricerca scientifica e tecnica. L’articolo quindi continua: «[La Repubblica] tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione». Ebbene, quanto oggi le istituzioni della Repubblica «promuovono» e «tutelano»? Promuovono e tutelano ancora pochissimo, in modo radicalmente insufficiente. Quale peso – ci dobbiamo chiedere, al di là delle proclamazioni – si sta di fatto riconoscendo a quel dettato costituzionale, e dunque ad una corretta visione del rapporto tra cultura e scienza, da una parte, e sviluppo dell’economia e dell’occupazione dall’altra?

Quelle DUE righe già lette alla Scala di Milano dallo stesso Baremboim. Due righe di saggezza costituente. Di una ricostruzione post bellica. Visioni di lungo periodo, senza sofismi o quintali di commi. La chiave è già nella Costituzione. E’ quella la via Maestra da seguire per un paese in crisi di valori, di ripresa e voglia di cambiamento.

In questo quadro anche il Presidente della Repubblica sta dalla parte della cultura: non esito a esprimermi con spirito critico anche nei confronti dei comportamenti dell’attuale

governo nel suo complesso, pur conoscendo la sensibilità e l’impegno dei singoli ministri, e non perdendo di vista quel che l’Italia deve al governo del Presidente Mario Monti per un recupero incontestabile di credibilità e di ruolo in Europa e nel mondo. Sappiamo – anche se qui non si tratta di fare i ragionieri, ma di ragionare politicamente: fare i ragionieri e ragionare sono due cose diverse.

Scriviamo al Governo. Non importa se a questo o al prossimo. Ma non più ragionieri, ma ragionare politicamente per ripartire dall’art. 9 a pieno titolo tra i principi fondamentali, oggi più che mai. Ecco perché il ragionamento di Baremboim e Metha è tutta un’altra musica!

 

ANTONIO CAPITANO

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