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Sabato, 27 Ottobre 2012 07:37

Quando la cultura non fa sconti. Il gran rifiuto di Javier Marias

Scritto da Andrea Nicastro

MADRID - «Grazie, no». Per coerenza antisistema. «Per non sentirsi un mascalzone senza parola». «Perché ognuno è libero di scegliere per se stesso: altri hanno criticato il potere e poi ne hanno goduto i vantaggi. Io preferisco restare coerente». «Perché la cultura è l'unica cosa che tiene insieme la Spagna e i tagli del governo sono scandalosi e incomprensibili». Javier Marías ha rifiutato ieri il Premio Nacional de Narrativa, uno tra i più importanti premi letterari che lo Stato spagnolo conferisce ai suoi scrittori. L'ha saputo all'ora di pranzo, quando gli hanno telefonato i giornalisti e poi ha ascoltato l'annuncio del ministero della Cultura sulla sua segreteria telefonica.

Evidentemente Marías è uomo di penna e uomo d'azione. In poche ore ha convocato una conferenza stampa trasmessa addirittura in streaming sul sito del País per spiegare le sue ragioni. È stato anche più moderato di come avrebbe potuto essere e com'è abituato ad essere. Nella sala, tra i tanti commenti, c'è stato quello rassegnato di un giornalista che sopravvive grazie all'equivalente locale della cassa integrazione: «Tutti sapevano che Marías non avrebbe accettato il Nacional. Proprio per questo gliel'hanno dato. Volevano risparmiare tenendosi i soldi».

Ventimila euro non fermeranno l'agonia delle finanze statali spagnole e neppure miglioreranno troppo quelle di Marías, scrittore di successo. Il gesto però ha una sua grandezza. Non sono molti, a tutti i livelli, ad averlo fatto. Doris Lessing, nata in Rhodesia, rifiutò il titolo di Dame Commander of the British Empire perché «in gioventù» spiegò in una lettera a Downing Street «ho fatto del mio meglio per distruggere quella piccola parte di impero dove sono venuta al mondo. Oggi - era il 1992 quando scriveva queste considerazioni - qualcuno sa forse dirmi dove diavolo sia questo Impero Britannico?». Altri rifiutano di candidarsi, ma poi una volta vinto, chi dice di no?

Marías, 61 anni, è un cervello che non fa sconti. Dell'ex premier socialista Zapatero aveva detto: «Mi fa vergognare che si faccia prendere dal panico ogni volta che vede un vescovo e che per calmarsi lo ricopra di banconote a carico del contribuente». Del successore, l'attuale primo ministro di centrodestra Mariano Rajoy, ha scritto: «A volte parrebbe la controfigura del presidente del Consiglio. Personalmente, l'ho sempre considerato una testa vuota, e così si è dimostrato in certe occasioni: un uomo senza idee, senza forza, senza capacità di entusiasmare la gente, neppure di suscitare speranze». Pochi giorni fa, alla presentazione di un libro di racconti intitolato molto a proposito Mala indole ha dichiarato: «I tagli alla cultura mettono sullo stesso piano il Partido Popular di Rajoy e il franchismo».

Obiettivamente difficile, nei suoi panni, accettare un premio dalla stessa istituzione che si è così attaccata. «Ma fosse stato al potere un governo socialista - ha detto ieri Marías - avrei rifiutato ugualmente. È una decisione che, credo, ho preso nel 1995. Né premi né inviti da parte dello Stato. Nel caso di altri Paesi può essere diverso. Ma dalla Spagna, no». C'è anche un po' di Freud nel rifiuto. «Mio padre Julián Marías era filosofo, ha scritto una montagna di libri, ma mai un riconoscimento. Chi sono io per prendere un premio che a lui, campato 95 anni, non hanno mai dato?».

«Certo, il Nacional per Los enamoramientos - in Italia edito da Einaudi - in condizioni diverse mi avrebbe fatto piacere. Ma non ho avuto tempo di pensarci. Forse avrei potuto accettarlo e dare i soldi in beneficenza. Ma mi è parso un gesto demagogico. Lo faccia il ministero, usi i soldi per le biblioteche pubbliche che nel 2013 avranno un budget di zero euro. Capisco che ci siano riduzioni in campi come il cinema e lo spettacolo che sono costosi, ma non per le biblioteche. È uno scandalo che non capisco né accetto».

Andrea Nicastro da il Corriere

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