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Lunedì, 20 Aprile 2015 14:29

Podcast Unplugged. Miles Davis, Tutu

Scritto da Francesca Schirone

Quelle che state leggendo, sono le prime righe di una piccola "variante" di Podcast. Questa nuova serie o sottosezione della rubrica più famosa di musica che ci sia sul web e che chiamo Unplugged, si dedicherà alla segnalazione dei singoli dischi che maggiormente mi hanno formata e che continuano ad influenzare la mia appartenenza di ascoltatrice di "genere" sperando che, attraverso questo piccolo tam tam, possa suscitare il vostro bisogno ulteriore di ascolto (e di acquisto, magari). Questo primo unplugged è dedicato a Miles Davis, il disco è Tutu.

 

 

Di Miles Davis mi sono già occupata ed è difficile non riprendere le fila della rubrica, in specie per questa occasione speciale, senza nominarlo ancora una volta. Il figlio più importante e famoso del Jazz ha regalato la colonna sonora a interi decenni; a fine anni '50 ci fu Kind of Blue cui seguì negli anni '70, Bitches Brew. Negare questo significa non capire nulla di musica jazz.

Gli anni '80 rimangono, forse, un periodo dubbio della sua discografia e della sua biografia;ebbe diversi problemi di salute come: il diabete, l'artrite che lo tormentò fino a costringerlo ad una difficile operazione all'anca; per non parlare dell'ulcera e problemi renali. Era depresso e aveva ricominciato a drogarsi e beveva in maniera smisurata. I concerti di quegli anni non ebbero il favore dei critici e venivano regolarmente stroncati anche da coloro che lo avevano sempre sostenuto.  L'arrivo di Tutu mise fuori di ogni dubbio il dono della grandezza di questo enorme uomo di musica. Ancora oggi, Tutu, è considerato (e per questo rifiutato) da molti come musica 'leggera' o, peggio ancora, 'pop-fusion'; l'album, fatemelo dire, il cui timbro sorprendente per il calore e il suo abbraccio, è un disco scultoreo, che colma come un miracolo i buchi di quegli anni, il ritardo del maestro e la bellezza del trombettiere. Ecco cosa ha fatto Miles Davis con Tutu: ha generato qualcosa che ha catturato l'immaginazione di molti ascoltatori, anche quelli - moltissimi - al di fuori del mondo del jazz che, al contrario, avevano accolto quella musica con diffidenza.

Non è solo una storia d'amore quella cui si assiste; è la storia d'amore di uomo e del suo amore per la musica. E' la storia di Miles Davis che torna nella mischia, come alcuni dei pugili da cui ha tratto ispirazione, dopo diversi anni sulle corde. Se il 1982 di We Want Miles era un vibrante appello all'idea che Miles Davis fosse ancora rilevante per la musica in particolare,  il 1986 di Tutu è la prova positiva che può ancora toccare le corde più intime persone senza sembrare datato. Questo e' il punto. Con questo disco Miles Davis dice al mondo: "sono vivo, suono ancora e, credetemi, vi piacerà ascoltarmi".

Tutu è una bella pagina di musica. . Un disco dal sentimento evocativo scritto in onore di Desmond Tutu, l'arcivescovo sudafricano. Ma nell'elenco, a guardar bene, c'è anche Nelson Mandela: "Full" Nelson, eccolo lÏ, nascosto dal gioco di parole di "half Nelson": uno standard jazz. E' musica nuova quella di Tutu. Per farla, ha significato mettere in pentola tastiere, sequencing, effetti dub, drum machine e tonalità che spesso hanno la luminosità e la nitidezza dell'epoca, senza essere confusa con la sonorità dell'epoca; qualcosa che è reso ancora più evidente dal suono nitido e pulito dei brani.

Tutu è pure un record di persone: 11 della band più molti, moltissimi strumentisti a rotazione.
Marcus Miller e' l'architetto, e grande musicista della band che lo ha prodotto non solo in termini musicali quanto di esserne il produttore vero e proprio. 
In mezzo a tanta elettronica, il suo basso e il suo clarinetto basso fanno sentire la loro presenza, cosÏ come il violino elettrico di Michael Urbaniak, le percussioni di Paulinho Da Costa, e Adam Holzman e il synth di Jason Miles - cosa rarissima nel jazz fino ad allora. Non sarà più un tabù.

Questi elementi coerenti grazie al talento dei molti musicisti che vi hanno preso parte, hanno forti echi della musica popolare nera emergente dell'epoca: parlo di quel genere che prende il nome di R&B-funk e ho detto tutto. Non è a fatto un caso che tra le collaborazioni del disco ci sono i Cameo (prometto: prima o poi ci metto le mani!), Prince stesso che avrebbe potuto essere co-producer del disco e si sottrasse, forse meglio così a vedere come è andata. E siccome il mondo è piccolo e Prince viene da Minneapolis, dentro il baule pieno di gente (tanto per citare Tabucchi) ci troviamo Jimmy Jam & Terry Lewis il duo ...reggae che tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, meglio conosciuti come The Original 7, gruppo spalla proprio di Mr.Prince.

Ancora. Che dire dell'angosciante anima-reggae che Wally Badarou? E gente come Sly Dumbar & Robbie Shakespeare? I giamaicani ritiratisi in Giamaica a fumare cose buone e con all'attivo qualcosa come 200.000 registrazioni! Per capirci: la signorina Grace Jones deve molto a questi due.

Marcus Miller è stato il grande chef di questo capolavoro e ha saputo dare il suo personale contributo di sottigliezze armoniche che combinate con i sussurri meditabondi della tromba di Davis ha dato un di atmosfere e grandi melodie. Poche palle signori. Un disco enorme che nell'1987 fece vincere a Davis il Grammy Award per la "Best Improvised Jazz Solo".

I brani.

1.Tutu - 5:12
2.Tomaas - 5:35
3.Portia - 6:20
4.Splatch - 4:44
5.Backyard ritual - 4:49
6.Perfect way - 4:36
7.Don't lose your mind - 5:49
8.Full Nelson - 5:06

Gli artisti.

Miles Davis - Tromba

Marcus Miller - Altri strumenti su tutte le tracce tranne "Backyard Ritual" (Basso)
Jason Miles - Programmazione sintetizzatori
Paulinho da Costa - Percussioni su "Tutu", "Portia", "Splatch", Backyard Ritual"
Adam Holzman - Syntetitzzatore in "Splatch"
Steve Reid - Percussioni aggiuntive in "Splatch"
George Duke - Altri strumenti tranne percussioni, basso e tromba in "Backyard Ritual"
Omar Hakim - Percussioni e batteria in "Tomaas"
Bernard Wright - Sintetizzatori aggiuntivi in "Tomaas" e "Don't Lose Your Mind"
Michal Urbaniak - violino elettrico in "Don't Lose Your Mind"
Jabali Billy Hart - batteria, bongo

Le collaborazioni "esterne" al disco

I Cameo

Cameo è stato un gruppo R&B che si è formato nei primi anni 1970. I Cameo era inizialmente un gruppo di 13 membri conosciuti come i "Giocatori di New York" ; questo nome fu poi cambiato in cameo per evitare una causa legale dagli Ohio Players. A partire dal 2009, alcuni dei membri originali continuano a esibirsi insieme, mentre altri due sono stati assunti dal hip hop gruppo Outkast . Cameo è una banda R&B - Funk in un'epoca con i coetanei di rilievo come: Rick James , il Parlamento -Funkadelic , Bar-Kays, Earth, Wind & Fire , Ohio Players e The Isley Brothers , e cantanti come Marvin Gaye , Billy Paul , il principe , Isaac Hayes , Stevie Wonder , e Bootsy Collins .

Sly & Robbie

Sly e Robbie sono un prolifico giamaicano sezione ritmica e la produzione duo, associato soprattutto con il reggae, genere. Il batterista Sly Dunbar e il bassista Robert Shakespeare collaborato a met‡ degli anni 1970 dopo stabilirsi separatamente in Giamaica come musicisti professionisti. Sly e Robbie si stima aver giocato o prodotte 200.000 registrazioni, molti di loro sul loro etichetta, Taxi Records.

Jimmy e Terry
immy Jam è figlio di Cornbread Harris, un musicista jazz di Minneapolis. Proprio a Minneapolis (Minnesota) ha incontrato Lewis col quale, tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, forma un gruppo chiamato Flyte Tyme, dal quale si evolveranno i The Time e quindi i The Original 7ven, gruppo spalla di Prince.
Nel 1982 i due si sono avviati nell'attivit‡ di produzione tramite Dick Griffey e la Solar Records. Negli anni seguenti, precisamente nel 1991, hanno fondato una propria etichetta, la Perspective Records, che si è appoggiata per la distribuzione alla A&M Records. A Jimmy Jam e Terry Lewis fa riferimento anche la Flyte Tyme Records.

wally Badarou
Uno specialista dello sintetizzatore.Badarou è stato legato per molto tempo alla band inglese dei Level 42, conosciuta come una del band rock, pop, funk pi˘ importanti degli anni '80 E' stato componente, co-scrittore e produttore dei molti lavori della band in quegli anni.

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3 commenti

  • Link al commento gianni bianco Martedì, 21 Aprile 2015 18:28 inviato da gianni bianco

    a dire il vero, l'articolo sarebbe bello se non ci volessero 15 min per leggerlo..

    Gianni

  • Link al commento Francesca Schirone Martedì, 21 Aprile 2015 10:20 inviato da Francesca Schirone

    grazie Lory per il suggerimento. E' il primo e come hai detto tu, troverò la mia piega.
    f.

  • Link al commento Loredana Peretti Martedì, 21 Aprile 2015 08:15 inviato da Loredana Peretti

    se posso... troppo accademica e poco sentimentale. credo che il passo debba ancora trovarlo così come fai per l'altro "pezzo" della rubrica.

    lory

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