Podcast. La storia la fanno le donne parte 4: Oleta Adams

oleta adams
   Tempo di lettura: 5 minuti

I Tears for Fears sono stati per un lungo periodo di tempo una fissazione del mio due di coppia. Ho ascoltato la loro musica con vent’anni di ritardo e non li ho mai apprezzati del tutto anche se i due, Curt Smith e Roland Orzabal, hanno origini, artisticamente parlando, da cantanti come Elvis Costello o i Jam fino a certi gruppi post-punk tipo i Talking Heads o Brian Eno che hanno molto influito sulla loro musica. Erano gli anni ottanta in fondo: tutto il mondo ballava il pop di quegli anni compreso il giovane studente di filosofia che fu il mio sposo.

Gli anni ottanta ci hanno consegnato moltissimo di quello che ascoltiamo oggi; ho “aperto” il pezzo con i Tears for Fears non perché sono l’oggetto del giro di nota, quanto della scoperta che fecero a Kansas City durante le fasi preparatorie della registrazione di uno dei loro album più celebri. Era l’89 e l’album che i due inglesi, già celebri per l’album Songs from the big chair, erano in giro a registrare, è il tuttora famosissimo “The seeds of love” ; la cantante si esibiva a contratto presso l’Hyatt Regency Hotel e, questa sì, oggetto di quest’articolo è una delle voci più belle della musica soul e R&B: Oleta Adams. Il brano/singolo che registrò si chiama Woman in chain e chiunque può ancora sbalordirsi all’ascolto di quella voce femminile che ha contribuito a fare grande il terzo album dei T4F. Una curiosità: alla batteria stava seduto un certo…Phil Collins. Non so se il nome vi dice nulla.

Nel 1990, il produttore del duo Smith-Orzabal, Dave Bascombe, ha promosso l’uscita di  Circle of One, album di esordio di Oleta Adams (anche se su Wiki ho letto di un album praticamente sconosciuto di qualche anno prima: Going on record). Una delle tracce che segna marcatamente l’album, è l’interpretazione straordinariamente eseguita di “Get Here”, scritta e originariamente eseguita da Brenda Russell. Oleta Adams ha praticamente reinventato la canzone come una ballad evangelica; dico di seguito perché. “Get Here” è salito nella Top Ten di allora e il successo del singolo ha aiutato Circle of One quasi immediatamente a diventare disco d’oro. Solo 5 anni dall’esordio.

Ho fatto cenno all’evangelico perché come spesso registrato in questa rubrica, molti artisti hanno cominciato con i cori in chiesa: la solita storia di gospel, insomma. Il padre stesso di Oleta Adams è stato (credo lo sia ancora) un pastore …

È del ’93 il secondo album, Evolution. Il disco si avvicina più verso l’R&B contemporaneo molto simile alle corde di Anita Baker. L’album, è prodotto da Stewart Levine (lo stesso di Patti LaBelle e i Simply Red), comprende una versione di “New York State of Mind” di Billy Joel.

Uscito nel 1995 è, invece, Movin’on, prodotto da Vassal Benford, personaggio molto famoso per aver dato i natali a gente del calibro di Mariah Carey e Toni Braxton, Michael J. Powell (a sua volta di Anita Baker) e, ultimo, Jud J. Friedman (di nientepopodimenoche, Whitney Houston). Si tratta chiaramente di un album a forte connotazione R&B e nuovo pop cui fa seguito l’album religioso Come Walk With Me seguito da All the Love del 2001. Successivamente ha pubblicato: I can’t stop live a day without you e, molto più tardi, nel 2009 Let’s Stay Here.

Dopo una lunga pausa dal lavoro di studio, Oleta Adams è tornata quest’anno con Third Set, una registrazione con materiale originariamente composto da Cole Porter, Bob Dylan e Joni Mitchell. Ho ascoltato l’album sull’Apple store: è molto bello. A proposito di pause: la stessa che questa rubrica ha avuto e che con oggi ricuce lo strappo dai diversi mesi di assenza.

Dalla collezione di casa, consigli per gli acquisti:

Moving on, naturalmente. Dentro ci trovate Once in a lifetime e il ritmico Never knew love. Ma vi raccomando The very best of.. ci trovate Get here.

L’invito all’ascolto che vi propongo di sotto è Get Here. Il brano è stato scoperto, diciamo così, in Italia nel 2011, data in cui viene interpretato suonando il pianoforte dalla concorrente Francesca Mariani durante una puntata di Amici di Maria De Filippi.

alla prossima.

per BookAvenue, Francesca Schirone



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