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Ho avuto la grande fortuna, in questi ultimi due anni, di diventare, mio malgrado, improvvisamente vecchia. Una sera stai navigando con il vento in poppa dei tuoi 52 anni e al mattino dopo ti svegli che quasi non cammini, giri con la sedia a rotelle per casa e da quel momento in poi, le giornate susseguono con la netta percezione di aver sbagliato Avatar trovandoti ad abitare dentro il corpo di una ottantenne, con le articolazioni che si rifiutano improvvisamente di fare il loro lavoro.
Ed è proprio per aver vissuto questa esperienza che, leggendo Piccoli esperimenti di felicità, ho subito empatizzato con il protagonista di questo libro, condividendo il suo stato d’animo ed il proposito di annotare lo scorrere rigido e dolorante dei miei giorni a causa di un’artrite che mi aveva aggredito a sorpresa.
Hendrikus Gerardus Groen ha poco più di 83 anni e vive nel suo appartamentino in una casa di riposo. La prospettiva?, ripartire il tempo che gli rimane da vivere con i soliti anziani con cui condivide gli spazi comuni, ascoltare le lamentele sempre uguali sugli acciacchi e i dolori, osservare alla conta delle medicine giornaliere e assistere inerme alla morte di qualcuno di loro.
Ma, martedì 1 gennaio 2013 decide due cose: il proposito di tenere un diario fino a dicembre e di valutare di prendere la pillola della dolce morte di lì ad un anno.
Decide anche di vivere quell’anno dandosi la possibilità di esistere e non solo aspettare di morire senza obiettivi e praticando piccoli esperimenti di felicità: fonda così il club dei vecchi mica ancora morti, ai quali ammette pochi e selezionati ospiti del pensionato. Giornate e pagine che si susseguono per i lettori cariche di sorrisi amari, strette al cuore, empatica immedesimazione e tifo, tanto tifo da parte nostra per questo anziano che torna a sorridere alla vita.
“avere delle prospettive, è importante per non perdere la voglia di vivere
“Avere delle prospettive“, scrive Hendrik nel suo diario, “è importante per non perdere la voglia di vivere“.
Sono tanti i temi toccati con delicatezza dall’autore che ci invitano ad una riflessione profonda sulla terza età, come il senso di inutilità o la solitudine che spesso accompagnano le giornate degli anziani.
“Non amo l’autunno. Si, certo, ci sono dei bei colori, ma sono colori del declino. Nel tardo autunno della mia esistenza vedo davanti a me già abbastanza morte e rovina; mi manca soltanto il fogliame morto. L’autunno ha lo stesso odore di un ospizio per anziani. Concedetemi la primavera, un nuovo inizio, per compensare un minimo“.
A distanza di quasi tre anni, dopo il mio anticipato autunno grazie ad una forma di artrosi che mi ha fiaccato e piegato l’anima, nel quale ho quasi ceduto a quest’anticipo di vecchiaia che mi è capitato di sperimentare, mi ritengo fortunata, davvero fortunata ad aver attraversato questa esperienza.
I vecchi, come i bambini, perdono continuamente di tutto, ma non hanno più la mamma, la sola che sa dov’è ogni cosa. Ecco, dopo questi due anni anch’io. Come i vecchi e i bambini, ho perso di proposito molte cose che la società oggi considera importantissime; la fortuna di aver vissuto questa esperienza, ne sono convinta, è stata quella di riuscire finalmente a trovare da sola dove sono riposte le cose importanti.
per BookAvenue, Marina Andruccioli
il libro

Hendrik Groen,
Piccoli esperimenti di felicità,
Longanesi editore,
ed. 2015, pp. 245
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