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La letteratura russa sembra essere proprio quel tipo di materiale per cui la gente oggi difficilmente trova tempo o pazienza. Nel mondo di oggi, sembra che tutti cerchino solo la gratificazione immediata.
Perché leggere romanzi lunghi e impegnativi quando posso semplicemente aprire Instagram, YouTube o Facebook? Perché darsi la pena? Su Netflix c’è sempre qualcosa di nuovo.
Per molto tempo non ho mai avuto una grande passione per la narrativa. Insegno da anni e, per oltre venti di questi, ho insegnato gratuitamente ai rifugiati, venendo a contatto con molta sofferenza e miseria umana. La mia carriera di lettrice non nasce dalla letteratura, in verità. Al tempo delle superiori, nel tempo libero leggevo saggistica di svago, prediligevo solitamente libri positivi e incoraggianti: quelli che oggi chiamano self-help. La narrativa in generale e, men che meno, la letteratura russa, non mi sembravano molto attraenti, o almeno così giustificavo la mia riluttanza ad avvicinarmi ai romanzi. La cosa, anzi, tardò molto ad arrivare. E successe, manco a dirlo, all’università grazie a una “lettrice” (modo bislacco per definire, ieri e oggi, il lavoro precario dentro le istituzioni accademiche) di madrelingua russa, continuando a sentirmi dire quanto fossi fortunata a poter imparare la lingua e a leggere la letteratura russa in lingua originale.
Com’è andata
Pensavo: “Inizio con qualcosa di semplice. Leggerò solo alcuni testi e poi rivaluterò la situazione”. Dai libretti offerti dall’allora associazione Italia-Urss – chissà se esiste ancora – arrivai, pian piano, a letture impegnative come “Delitto e castigo” di Dostoevskij, “Guerra e pace” di Tolstoj, “Evgenij Onegin” di Puškin, “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov e, infine, due racconti di Čechov: “Il reparto 6” e “La signora con il cagnolino”.
Spesso, quasi sempre a dire il vero, avevo le due edizioni: in italiano e in russo (non c’erano le edizioni con il “testo a fronte”). Ogni volta terminata la lettura, ricordo, avvertivo una netta sensazione di un’inedita e inaspettata dipendenza. Dovevo continuare. Ho finito per leggere molto altro di Tolstoj, Dostoevskij, Bulgakov, Čechov e Puškin, e ho proseguito con Turgenev, Lermontov, Goncharov, Gogol’, Gorkij, Bunin, Kuprin, Leskov, Ilf e Petrov, e altri. Ho iniziato con i soliti noti, le opere generalmente citate tra le migliori della letteratura russa. Poi ho esplorato ulteriormente, scoprendo gemme di cui si parla raramente. Dopo aver letto decine di migliaia di pagine, devo ammettere che ne è valsa decisamente la pena, in termini di tempo e fatica.
Amai quella donna e il dono che mi fece della scoperta. Fino a decidermi per il dottorato. Ma questa è un’altra storia.
Cosa ho imparato?
La letteratura russa è profonda, oscura e deprimente. Si dice che la letteratura russa sia interamente intrisa di sofferenza. Un personaggio soffre. L’autore soffre. A volte soffre anche il lettore. Ma quando soffrono tutti e tre, quello è un capolavoro.
Come poche altre, la letteratura russa è straordinaria. È un insieme di lezioni di vita, con un’analisi complessa e perspicace dell’esperienza umana e della psiche umana. Gli autori russi descrivono e scompongono i pensieri, le emozioni e le azioni dei loro personaggi, nonché lo stato della società, con incredibile forza e onestà, affrontando dibattiti politici, sociali, religiosi, etici e morali attraverso le loro narrazioni.
La letteratura russa ci aiuta a comprendere noi stessi. Chi siamo, di cosa siamo capaci. I nostri desideri e bisogni, ma anche i nostri obblighi verso gli altri. Le trame non seguono il solito schema lineare e pulito tipico di Hollywood. Non sempre si arriva a una conclusione, non tutte le domande trovano risposta, il comportamento dei personaggi può essere irrazionale, le loro motivazioni poco chiare. È la descrizione della vita reale, pura e semplice. Amore, morte, amicizia, famiglia, felicità, lealtà, tradimento, dolore, guerra, esilio: un elenco infinito.
In quanto tale, la letteratura russa ha il potere di ridurre o addirittura cancellare l’ingenuità del lettore. Leggere la letteratura russa invita ad accettare il mondo così com’è, anziché costruire un’immagine illusoria in cui “andrà tutto bene”.
Alcune riflessioni sui temi ricorrenti. Un tema tipico è quello del vicolo cieco. I personaggi si trovano spesso in situazioni da cui non vedono via d’uscita.
Nella letteratura russa il deus ex machina è quasi del tutto assente. I buoni non vincono sempre, o quasi mai. Soffrono molto ma ottengono ben poco.
Un altro concetto tipico è quello degli individui superflui, persone che non si integrano. Personaggi come Onegin, Bazarov, Pechorin e persino Raskolnikov spesso si sentono superiori a chi li circonda, si sentono alienati e non riescono ad adattarsi o a cambiare il loro ambiente.
Poi c’è il concetto di persone confuse e senza scopo, come Oblomov. Si autosabòtano e vengono facilmente sopraffatti dalla realtà che li circonda. E sebbene a volte si intraveda un barlume di speranza, questa viene schiacciata senza pietà dalla realtà. E naturalmente, l’amore tragico. Anna Karenina e Alexey Vronsky, Nastasya Filipovna e Lev Myshkin, Tatyana Larina ed Evgeny Onegin: la maggior parte delle storie d’amore iconiche della letteratura russa non ha un lieto fine.
Detto questo, quasi ogni opera di rilievo della letteratura russa sembra creare uno strano senso di urgenza di agire. Agire contro l’ingiustizia, la tirannia, la crudeltà. In alcuni casi, si ha la sensazione che gli scrittori sostengano la crescita individuale, mentre in altri l’azione per realizzare un cambiamento sociale.
Vi è anche un chiaro senso di giusto e sbagliato. Nonostante la mancanza di lieti fine e la tendenza a esiti tragici per i personaggi, la letteratura russa trasmette forti messaggi morali ed etici. Le opere di Tolstoj e Dostoevskij, in particolare, sottolineano l’umanità dei loro personaggi, la loro fallibilità, le difficili scelte che si trovano ad affrontare e i sacrifici che devono compiere. Le decisioni che si pongono in contrasto con ciò che avrebbero potuto o dovuto fare.
A prescindere dalle atmosfere cupe create dagli scrittori russi, non sono mai riuscita a scrollarmi di dosso la sensazione che, in fin dei conti, nutrissero una profonda fiducia nell’umanità, nella nostra capacità di fare le scelte giuste, di agire bene e di comportarci moralmente. Hanno descritto il lato oscuro e deprimente per guidare i lettori a imparare dai loro personaggi e a comportarsi meglio. Ed è questo il messaggio principale che ho fatto mio dalle loro opere.
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per Bookavenue Valeria Belledi
ndr. L’immagine di testa è stata prodotta con IA
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