tu sei qui: Home Letture Marc Augè, Non luoghi
Giovedì, 04 Settembre 2008 17:33

Marc Augè, Non luoghi

Scritto da Luigi Prestinenza Puglisi

foto autoreNasciamo in clinica, moriamo in ospedale, viviamo in un perenne transito. Si moltiplicano i luoghi che ci offrono solo una occupazione provvisoria: le catene alberghiere, i club di vacanza, i residence , le abitazioni per la terza età. Si estendono le reti di trasporto di persone o di informazioni e le modalità di scambio personale: le carte di credito , i distributori automatici, la vendita per corrispondenza.

Marc Augé, antropologo e studioso delle civiltà antiche, si chiede se la nostra società non stia distruggendo il concetto di luogo, così come si è configurato nelle società precedenti. Il luogo infatti ha tre caratteristiche: è identitario e cioè tale da contrassegnare l’ identità di chi ci abita; è relazionale nel senso che individua i rapporti reciproci tra i soggetti in funzione di una loro comune appartenenza; è storico perché rammenta all’ individuo le proprie radici.

I luoghi antropologici - tradizionali o moderni che siano- possono essere ben descritti dalle nozioni di centro e monumento. La Casa Bianca e il Cremlino sono contemporaneamente luoghi monumentali, centri di potere, simboli di uno Stato, metafore di una ideologia. La casa in un paese della Sicilia o della mia Puglia individua la posizione sociale di chi la abita, gli tramanda memorie, gli impone atteggiamenti e consuetudini compresa l’inflessione linguistica.
Tutte queste caratteristiche mancano alle strutture che nella nostra società contemporanea sono adibite al trasporto, al transito, al commercio, al tempo libero. Entriamo in un aeroporto: si fa una fila, si passa il check in, si mostrano i documenti, si visita il duty free shop, si paga preferibilmente mediante carta di credito, ci si muove seguendo messaggi anonimi, si sbarca in un altro aeroporto simile al precedente dove ci attendono formalità identiche. Pensate non per l’uomo specifico, conosciuto ed identificato come diverso rispetto agli altri, ma per l’uomo generico, individuato dal numero di un documento o di una carta di credito, queste strutture architettoniche sono configurate per ospitare un commercio muto, un mondo lasciato ad individualità solitarie, tutte assolutamente uguali.

La società democratica, non pone pregiudiziali di appartenenza: per poter accedere ed utilizzare le strutture della nostra contemporaneità basta che la persona - di qualunque nazionalità, credo o colore- rispetti alcune regole. Poche e ricorrenti, uguali per un centro commerciale, un parcheggio interrato , una autostrada o una macchina che eroga denaro. Ci si fa riconoscere come solvibili, si attende il proprio turno, si seguono le istruzioni, si fruisce del prodotto, si paga. L'identificazione è resa possibile dal passaporto, dalla carta di credito, da un riconoscimento astrattamente sociale. Non più dalla conoscenza individuale, dal riconoscimento del gruppo.
I luoghi tradizionali presuppongono una società sostanzialmente sedentaria, un microcosmo dotato di confini ben definiti. I non luoghi, individuati con acutezza da Marc Augè, sono i nodi e le reti di un mondo senza confini. Dal punto di vista architettonico i non luoghi sono gli spazi dello standard. Sono strutture dove nulla è destinato al caso: al loro interno è calcolato il numero dei decibel, dei lux, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazioni. Sono sicuramente gli unici spazi architettonici dove si è concretizzato il sogno della macchina per abitare, cioé della ergonomia, della efficienza, del confort tecnologico.

La loro quasi inevitabile omogeneizzazione è il prezzo pagato in termini figurativi. I non luoghi sono identici a Milano, a New York, a Londra o a Hong Hong. Monotonia, noia? Tuttaltro. Gli utenti poco si curano che i centri commerciali sono tutti uguali. Anzi apprezzano - lo dimostra il successo della formula del franchising - la ripetizione delle infinite strutture così simili tra di loro. L’utente sa, infatti, che troverà in qualsiasi città la catena dei suoi ristoranti preferiti o il suo albergo, e sarà certo degli standard di servizio a lui offerti. Similmente sa che qualunque aereoporto o autostrada vale un’altra e può tranquillamente avventurarvicisi sia che si trovi a Palermo o a Montreal.
Afferma Augè: “paradosso del non luogo: lo straniero smarrito in un Paese che non conosce ( lo straniero “di passaggio”) si ritrova soltanto nell’anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio, dei grandi magazzini o delle catene alberghiere”.

Simili a se stessi, eppure diversi: ecco un altro paradosso dei non luoghi. Entriamo in un grande centro commerciale: troveremo la cucina cinese, italiana, francese, tunisina, il negozio danese, americano, giapponese. Ognuno con un proprio stile. Continua Augè “ nei non luoghi vi è sempre un posto specifico ( in vetrina, su di un manifesto, a destra dell’aereo, a sinistra dell’autostrada) per delle “curiosità” presentate come tali- gli ananas della Costa d’Avorio, Venezia città di Dogi, la città di Tangeri, il sito di Alèsia: ma essi non operano alcuna sintesi, non integrano nulla, autorizzano solo per il tempo di un percorso, la coesistenza di individualità distinte, simili e differenti le une dalle altre”

il seguito dell'articolo e' a questo indirizzo: http://www.prestinenza.it/scrittibrevi/articoliDomus/Non_Luoghi.htm

copertinaMarc Augè
Non Luoghi
Eleuthera

Letto 5206 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti


 

 

 

Ipiccoli lettori hanno cambiato indirizzo!
Più contenuti, più indici,
una sola bussola: la vostra!

Newsletter

Classifiche

Vita di libreria

BookAvenue ha aggiornato le privacy policy coerentemente ai dispositivi GDPR. Questo sito NON fa uso di cookie di profilazione, ma utilizza cookie tecnici e di terze parti per garantire una miglior esperienza di navigazione. Per maggiori informazioni, leggi la nostra politica di privacy sez.cookies.