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Credo che tutti abbiamo sognato almeno una volta di ripetere l’esame di maturità probabilmente con sfumature che vanno dal bizzarro al grottesco, ed io sono sicuramente una di quelle persone che tengono alta la media, avendolo sognato molte volte. A mio discapito posso solo dire che, quando mi sono presentata davanti alla commissione, una delle materie da preparare era chimica agraria: non sono più riuscita a guardare il vino e l’olio se non nella loro struttura chimica essenziale, una sorta di Matrix de’ noantri, insomma.
I miei cinque anni dell’Istituto tecnico Agrario sono stati fondamentalmente caratterizzati da professori – personaggi ai nostri occhi di studenti – in parte umani, in parte alieni, che ricordo con affetto misto a terrore. Ad esempio, il mio professore di agraria ci portava durante la sua ora di lezione a passeggiare nei giardini terrazzati che circondavano la scuola dove noi alunni imparavamo a curare dei meravigliosi giardini all’italiana (in foto) e ci infondeva un vero e proprio terrore quando si chinava a raccogliere un comunissimo stelo d’erba e chiedeva al malcapitato interrogato di identificare la varietà e di enunciare il nome in latino.
Forse, proprio avendo in mente questo modo poco ordinario di interrogare noi alunni, il titolo dell’ultimo libro di Gaja Cenciarelli, Domani interrogo, ha catturato la mia attenzione. L’autrice ci porta all’inizio dell’ultimo anno scolastico di una quinta e ci presenta subito la protagonista, un prof. di inglese che accetta una supplenza annuale in un liceo di borgata, a Roma.
L’autrice descrive senza peli sulla penna la periferia di una Roma verace, di studenti che si esprimono più in romanesco che in italiano, ci delinea con un netto tratto rosso ogni ragazzo che compone la sua classe, ci racconta delle loro vite intrecciate alla droga e a quel modo che i giovani hanno di porsi verso gli altri e verso la vita, alla quale devi sopravvivere ed opporti sempre, ma con il look giusto.
È commovente vedere come la prof. di Domani interrogo non si comporti come una professoressa, di quelle che hanno gettato la spugna e pensano solo a sopravvivere fino a giugno, ma tenga ai suoi ragazzi e li inciti a cavallo del suo asino, come un Sancho Panza all’ombra dei suoi mulini a vento.
C’è tanto di bello in questo libro.
Gaja Cenciarelli riesce a descrivere bene la sensazione di passaggio all’età adulta segnata da un esame che non abilita di certo a essere effettivamente adulti.
Con queste pagine apre per noi una fessura dalla quale sbirciamo la possibile vita futura di questi ragazzi che sembra sia già tracciata dall’ambiente in cui vivono e dalle famiglie in cui sono cresciuti. Tuttavia, in esse si respira anche tanta speranza, e ci troviamo ad empatizzare con questa donna che cerca di darsi una facciata rispettabile da prof. intransigente, ma che i ragazzi etichettano subito come “una giusta”.
Proprio un bel leggere. Mi ha ricordato un libro che ho regalato a mia figlia quando aveva 10 anni nel quale c’è una pagina che riporta questa frase: “Ma non conta l’anno passato, non serve preoccuparsi. Non importa ciò che è stato finora, bisogna guardare avanti e decidere di fare del proprio meglio. Tutto comincia da ora, in questo momento, oggi“.
Ogni cosa conclusa non è solo un punto di arrivo, ma anche di ripartenza.
Domani interrogo è una metafora della vita, perché, come abbiamo provato tutti sulla nostra pelle, gli esami non finiscono mai, ed è molto più importante su cosa ci interroghiamo, piuttosto che quello che ci viene chiesto.
per BookAvenue, Marina Andruccioli
il libro

Gaja Cenciarelli,
Domani interrogo,
Feltrinelli
ed.2024 pp.240
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