tu sei qui: Home Michele Genchi

Penso che Roth si fosse semplicemente inc...zato di brutto. A tal punto, che si sedette alla scrivania e scrisse di getto Our Gang.
Siamo nel 71 e l'America non se la passa benissimo. La guerra in Vietnam rispetto le bonarie e sbrigative dichiarazioni che la davano breve, poco costosa e solo con qualche danno collaterale, si era già trasformata nella tragedia che quelli della mia generazione conoscono bene.>>

Come costruire una perfetta macchina del fango. Come prepararla e utilizzarla.

Ingredienti.
Un investitore (di facciata o vero che sìa). Dategli un nome: Vimercate e un titolo, Commendatore.
Un direttore di testata. Simmei di nome (e Machiavelli di fatto)
Un giornalista miserabile, un relitto di infima categoria come caporedattore. Date anche a questo personaggio un nome: Colonna.
Un gruppetto di cronisti della stessa categoria di cui sopra, buttati fuori da mille giornali per incapacità manifesta e/o fannulloni per scelta e, possibilmente, scemi inconsapevoli.  Meno uno.
Una redazione con un nome: Il Domani

Mercoledì, 11 Febbraio 2015 08:11

Scrivere e leggere nell'era di Twitter

Tema del mese. Scrivere ai tempi di twitter e letteratura di esordio. Ringrazio Carla Casazza e Isabella Paglia per i loro interventi.

Non molto tempo fa, commentando con Paola Manduca il successo di lettori di un suo articolo sulle "sfumature", il libro dal grande successo planetario di James su BookAvenue, abbiamo convenuto sulla enorme disponibilità in rete di cose da sapere: ogni libro ha la sua recensione anche il più brutto, dicevamo. Ma la quantità di risorse disponibili sulla rete, impongono anche processi di lettura più rapidi tali da fruire di risposte capaci di soddisfare i nostri bisogni di sapere il più velocemente possibile. Oppure è vero il suo contrario? La velocità con cui si legge rende necessaria un'informazione didascalica. Della serie: siate brevi e vi leggeremo.

Venerdì, 06 Febbraio 2015 11:39

Una nuova voce a BookAvenue

La cifra con cui ci misuriamo costantemente è l'impegno con cui raccontiamo quello che i libri hanno da dire. C'è molto da raccontare e condividere in effetti e per noi è una passione inesausta che sosteniamo con immutato impegno da molto tempo. Sapete come funziona: in un epoca di social reading e writing, ci sono molte letture da condividere, e ci devono essere lingue all'altezza del compito. I nostri lettori hanno imparato nel tempo a riconoscere e a riconoscersi nelle cose che andiamo raccontando nelle diverse rubriche che animano le pagine di BookAvenue. Antonio Marco Conte ci ha appena raggiunti e va' ad ingrossare le fila della nostra squadra. Si occuperà di saggistica ma non si sottrarrà di segnalarci i romanzi che animeranno le sue giornate. Dalla redazione il nostro benvenuto.

Per chi ha memoria, nel 2001 Michel Houellebecq fece scandalo dichiarando che l'Islam è "la religione più stupida." Non ricordo bene il resto ma ricordo bene cosa successe dopo: il finimondo. Questa volta, a sentire gli echi di quello che accade in patria, potrebbe succedere la stessa cosa; uso il condizionale per il sentimento di attesa di qualcosa di dirompente che accade tutte le volte che l'autore, già premiato con il Goncourt (nel 2010, con La carta e il territorio), apre bocca o scrive qualcosa, ma che a ben vedere, forse, non accadrà fatto salvo qualche scoppiettìo sui giornali già letto e digerito.

Lunedì, 15 Ottobre 2018 09:30

L'economia spiegata a chi ne ha paura

Non capita spesso che un libro che parla di economia di quasi mille pagine diventi un bestseller, a ben vedere, non solo in Italia. Uscito un paio di anni fa, il libro è scritto da Thomas Piketty - dell'autore dico dopo - ed è stato allora salutato da Paul Krugman, premio Nobel per l'economia nel 2008, come un lavoro che "cambierà il modo di riflettere sulla società e pensare all'economia".

Venerdì, 09 Gennaio 2015 15:30

Il Jihadista della porta accanto

Comincia con questa drammatica constatazione la lucida e allarmante analisi di Khaled Fouad Allam dopo la strage nella sede della rivista satirica Charlie Hebdo di Parigi. Il sociologo di origine algerina fa notare che non è un caso che l’attentato sia avvenuto nella capitale francese, luogo altamente simbolico per tutto ciò che concerne la libertà, dalla Rivoluzione illuminista in poi. Inoltre, la testata non è un periodico qualunque, poiché da sempre si batte contro ogni forma di censura. Anche questo, dunque, un luogosimbolo. Infine, non è certo casuale il fatto che siano stati uccisi alcuni tra i più grandi vignettisti del mondo.

Venerdì, 09 Gennaio 2015 15:18

Je m'appelle Hamed

La sequenza tocca lo stomaco. I due terroristi escono dall'auto che hanno rubato poco prima e kalashnikov al braccio, sparano ad altezza uomo contro un poliziotto di strada che cade a terra colpito. Urla dal dolore mentre i due incappucciati e vestiti di nero si avvicinano. Uno dei due gli passa accanto e con naturale freddezza lo finisce sparandogli alla testa.
Questo è accaduto a Parigi solo qualche ora fa. Il resto è la cronaca.

Il mio libro dell’anno di un paio di anni fa è stato Straniero alla mia storia di Aatish Tasser, un giornalista inglese di origini pachistane del Punjab, la regione insanguinata del nord Pakistan. Molti, forse, ricorderanno il nome di suo padre, Il governatore della regione Tasser assassinato dalla sua guardia del corpo all’indomani della sua presa di posizione a favore di una donna violentata da un fondamentalista che rischiava pure la pena di morte per aver denunciato il suo aguzzino.>>

Mercoledì, 31 Dicembre 2014 13:18

Buon anno nuovo a tutti

Tra bilanci e nuovi slanci

I primi fanno fatica a quadrare. Lo dicono tutti. Lo diciamo anche noi. Sugli slanci molti hanno appeso le scarpe ai chiodi e mollato la spugna. Noi no. Siamo in pieno tsunami… cambierà il modo in cui leggeremo e gli editori pubblicheranno. Non il senso e la ragione per cui si è editori, autori o lettori. La vita nuova si affronta. L’aurora va forzata.

Il libro, sia esso cartaceo o in formato digitale, non è uno strumento neutro per la democrazia di un Paese.

Questo noi lo abbiamo capito 10 anni fa quando abbiamo scelto di metter su una comunità di lettori dal nulla, di farlo come una scommessa senza scopo di lucro. Come una porta aperta alla gente come lo sono, del resto, le nostre librerie.. Una porta aperta alle frontiere della letteratura, della storia e delle geografie, come dice il nostro manifesto.>>

Uno su due non legge e quelli che leggono vanno in libreria sempre meno. Oltre al calo delle vendite, che ha portato molte librerie, soprattutto indipendenti, alla chiusura, si registra un costante calo di presenze dei lettori e di frequenza di visita nelle librerie. In breve: sono sempre meno le persone che entrano in negozio. Di questo fenomeno sono le librerie indipendenti a pagare il prezzo più alto (-4.15%) mentre quelle di catena soffrono meno (più o meno il -2%). >>

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