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(fonte Aie) Occupa per fatturato e titoli pubblicati la settima posizione mondiale e la quinta in Europa. Nonostante ciò, sono cifre contraddistinte dal segno meno quelle che connotano l'editoria italiana nel 2008: 3,5miliardi di euro di giro d'affari (-3%), circa 59mila titoli pubblicati(2mila in meno dello scorso anno per 235milioni di copie (-12%)
Per fotografare in modo corretto il settore occorre però considerare anche altri due elementi positivi: nel 2008 è tornata a crescere la lettura in Italia (oggi il 44% degli italiani legge almeno un libro l'anno e, elemento fondamentale, gli effetti del rallentamento globale nel settore del libro sono risultati meno forti rispetto ad altri del consumo culturale.

leggi il rapporto (in download)

(fonte Aie) Cresce il mercato del libro nel 2009 e accelera nel 2010, pronto per confrontarsi con i numeri dell’ebook. E’ quanto emerge dall’indagine NielsenBookScan presentata  a Torino nell’ambito del convegno “Che fine farà l’e-book: tra libri di carta e applicazioni digitali”, organizzato da Associazione Italiana Editori (AIE) e Salone internazionale del libro di Torino. Se infatti il 2009 ha registrato complessivamente una crescita a valore del 3,1% (si è passati per i canali trade dai 1.324milioni di euro del 2008 ai 1.365 del 2009), nei primi 3 mesi e mezzo del 2010 la crescita è passata al 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2009.

Dopo un periodo in cui la lettura nel nostro Paese aveva segnato passi lenti ma decisi nella crescita - dal 1999 al 2006 - lo scorso anno è stato il primo in cui si è assistito a una inversione di tendenza, confermata non solo dall'Istat ma anche da altre indagini (Ipsos, Nielsen). Questa situazione non modifica affatto le note caratteristiche strutturali di un mercato in cui il perimetro risulta tra i più stretti in europa.

Mercoledì, 28 Gennaio 2009 08:11

Non è un paese per giovani vol.1

Partiamo con una domanda e una statistica. La domanda è questa: " secondo voi la cultura del vostro paese è superiore a quella deglia ltri paesi?"
Prendetevi un secondo per pensarci, poi rispondete - sempre che la domanda vi sembri sensata (ma facciamo finta che lo sia), bene.

Le risposte a questa domanda l'ha presentata in lucidissimo intervento all' ultimo appuntamento stati generali dell'editoria, Roger Abravanel, autore di uno dei quei bestseller che qualificano l'editore che lo pubblica (il suo si chiama Meritocrazia), ed esperto consulente delle più grandi aziende del mondo, oltre che ad essere stato un manager di lungo corso. Ebbene: dopo aver dimostrato che gli italiani si percepiscono in crisi ( e lo sono: basta sfogliare i giornali di questi mesi) e che i dati confermano questa percezione, Abravanel spiega che in Italia la percentuale di persone in accordo con l'affermazione "la nostra cultura è superiore" è del 68% contro il 23% di quelle che non lo sono.

Giovedì, 26 Febbraio 2009 08:07

Non è un paese per giovani vol.2

Seconda Parte

Poichè a nessuno verrebbe in mente di negare che la lettura abbia un ruolo fondamentale nella crescita individuale dei giovani (e di conseguenza ai futuri cittadini, e complessivamente nella crescita collettiva del paese), dovrebbe essere pacifico che una tale pratica economica, istruttiva, utile (è provato che leggere più libri incide sui risultati scolastici), senza dire che può essere persino molto divertente, vada incoraggiata il più possibile.
Ma siamo costretti a ripeterci. Incrociando i dati del rapporto Iard con quello che l'Aie diffonde nel suo libro bianco e nel suo annuale bilancio dell'editoria in Italia, da una parte ci stanno le convinzioni e le dichiarazioni - che sono nobilitanti e non costano nulla - dall'altra, i fatti.

Pro captu lectoris habent sua fata libelli: se l’abbiamo trovata in latino, questa celeberrima citazione, potrebbe significare anche che i premi letterari esistono da tantissimo tempo: che un riconoscimento a opere o autori da parte di un collegio di lettori cosiddetti qualificati – giuria tecnica, si dice oggi – c’è dal tempo dei classici o medievali. Ogni libro ha il suo destino, dunque, e la traduzione dell’incipit ci porta alla modernità, ai primi del Novecento, con le apparizioni dei grandi allori letterari tipo Nobel, Goncourt, Fémina, Pulitzer e così via.

Sabato, 15 Marzo 2008 18:01

Iréne Nemirovsky, Suite francese

foto autoredal risvolto di copertina

Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande «sinfonia in cinque movimenti» che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l’occupazione nazista: Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell’arrivo dei tedeschi) e Dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una «sposa di guerra» a un ufficiale tedesco). La pubblicazione, a sessant’anni di distanza, di Suite francese, il volume che li riunisce, è stata in Francia un vero evento letterario. Non è difficile capire perché: con Suite francese ci troviamo di fronte al grande «romanzo popolare» nella sua accezione più nobile: un possente affresco, folto di personaggi memorabili, denso di storie avvincenti, dotato di un ritmo impeccabile, nel quale vediamo intrecciarsi i destini di una moltitudine di individui travolti dalla Storia. Su tutti – il ricco banchiere e il giovane prete, la grande cocotte e la contadina innamorata, lo scrittore vanesio e il ragazzo che vuole andare al fronte e scopre invece le gioie della carne fra le braccia generose di una donna di facili costumi – Irène Némirovsky posa uno sguardo che è insieme lucidissimo e visionario, mostrandoci uno spettro variegato di possibilità dell’uomo: il cinismo, la meschinità, la vigliaccheria, l’arroganza e la vanità, ma anche l’eroismo, l’amore e la pietà. «La cosa più importante, qui, e la più interessante» scriveva la Némirovsky due giorni prima di essere arrestata «è che gli eventi storici, rivoluzionari, ecc. sono appena sfiorati, mentre viene investigata la vita quotidiana, affettiva, e soprattutto la commedia che questa mette in scena».

Martedì, 20 Maggio 2008 17:18

Aldo Nove, Mi chiamo Roberta ho 40 anni...

foto autoreNiente foto truccate, niente ritocchi: queste 14 istantanee da una nazione di precari, scattate e assemblate da Aldo Nove tra il 2004 e il 2005 (e apparse in origine su Liberazione) sono vere e pertanto più raggelanti di qualsiasi altro libro sul tema provvisto di filtri narrativi.
Una dedica ai 70 anni di Balestrini, poi l’autore di Puerto Plata Market e de La più grande balena morta della Lombardia pone domande, registra, introduce brevemente le voci di Roberta, Alessandra, Domenico, Riccardo e degli altri protagonisti, rinunciando alla presenza ingombrante del romanziere. Il risultato è, senza mezzi termini, un potente calcio nel didietro a chi si è arrogato l’immorale diritto di svuotare questo Paese di realtà propugnando inesistenti, irrealizzabili “miracoli italiani”. Svuotare, cioè erodere fino a fare il vuoto. E in quel vuoto tremendo, adesso, ci siamo più o meno tutti: i figli che hanno concluso gli studi grazie ai sacrifici dei genitori, le famiglie che guardano a noi con apprensione, se non proprio con motivata angoscia.

Sabato, 09 Agosto 2008 17:44

Gustave Flaubert, Madame Bovary

foto autoreQuesto libro, tradotto in varie lingue e pubblicato dai più svariati editori, apparve per la prima volta sul "Revue de Paris", intorno alla metà del 1800, come romanzo a puntate scritto da Gustave Flaubert. Oggi l'opera è considerata una delle più importanti della letteratura francese di tutti i tempi.
Il romanzo trae origine da una vicenda realmente accaduta ed opportunamente rielaborata dall'Autore che porta ad alti livelli l'introspezione dei personaggi, specialmente della protagonista Emma Bovary. Flaubert prosegue nel percorso realistico e fa della sua eroina un personaggio vero e reale, tanto da diventare il simbolo identificativo per molte generazioni di donne di provincia. Questa universalità che si riscontra nel carattere dei personaggi è, secondo me, la vera grandezza del romanzo: un'opera d'arte si può definire tale se rimane valida e produce emozioni nonostante tutti i cambiamenti temporali.

Mercoledì, 01 Ottobre 2008 17:20

Richard Yates, Revolutionary road

fotto autoreRevolutionary Road, romanzo dell’americano Richard Yates (1926-1992) pubblicato nel 1961 e ambientato nel 1955, è una seminale, spietata biopsia dei maligni tessuti patologici che covavano dentro le ridenti casette suburbane celebrate dal cinema americano e invidiate dal resto del pianeta.

La storia si apre con un apparentemente insignificante fiasco teatrale della filodrammatica di Revolutionary Road (una delle tante bedroom communities, ovvero le comunità residenziali attornianti l’agglomerato di New York), la cui portata travalicherà viceversa i circoscritti limiti dell’insuccesso amatoriale per divenire l’inatteso segnale tellurico del fallimento della vita di Frank Wheeler, di sua moglie April (attrice principale della filodrammatica), dei loro due bambini Jennifer e Michael. Vale a dire di una famiglia tra le più apparentemente invidiabili di Revolutionary Road (il nome, che si riferisce alla rivoluzione americana, è usato chiaramente in chiave ironica, non essendoci nella maniera più assoluta all’interno del comprensorio residenziale nulla di rivoluzionario, e viceversa molto di mortalmente conformistico, noioso, normale).


 

 

 

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